Vittime dell’amianto «Fondi inutilizzati il governo si muova»
Ignorati gli appelli per redistribuire i soldi risparmiati La Regione apre un ambulatorio e riorganizza le cure
Si sono ammalati per l’esposizione pluridecennale all’amianto, molti sono morti perché patologie come il mesotelioma pleurico o il carcinoma polmonare non lasciano scampo: in provincia di Ferrara si tratta di almeno un migliaio di persone. In questi mesi hanno bussato alle porte delle amministrazioni per ottenere aiuti e hanno ricevuto risposte differenti. Nessun provvedimento migliorativo sul fronte governativo, i primi interventi di sorveglianza sanitaria e riorganizzazione del percorso di cura da parte della Regione.
fondi inutilizzati
L’aspetto paradossale venuto alla luce negli ultimi giorni, dopo l’approvazione della legge di Bilancio, è l’impossibilità di utilizzare parte dei fondi a disposizione delle vittime amianto, a causa dell’assenza di misure specifiche in legge di Stabilità. «Ci siamo spesi parecchio con il governo, effettuando anche una manifestazione a Roma e ricevendo promesse, ma all’atto pratico non c’è nulla che ci riguardi nel provvedimento legislativo - spiega amareggiato Romeo Zazzaroni, presidente provinciale dell’Afeva, l’associazione vittime amianto - Avevamo chiesto di raddoppiare il contributo una tantum del Fondo vittime amianto, che oggi è di 5.600 euro, cioè quanto serve a pagarci il funerale per dirla chiara. Poi di riaprire i termini per i benefici previdenziali agli esposti, che sono fermi al 30 giugno 2005; e per eliminare definitivamente l’amianto, che è ancora presente in strutture come l’ippodromo o i vecchi frigo abbandonati. Niente da fare».
Il paradosso è che i soldi per il raddoppio sono già in pancia al Fondo, «si tratta degli avanzi degli stanziamenti in favore degli esposti non professionali, che erano stati calcolati in eccesso - spiega il presidente del Fondo, GIuseppe D’Ercole - Avevamo appoggiato il raddoppio degli stanziamenti proprio perché era senza oneri per lo stato, ma l’assurdo silenzio governativo ce lo impedisce».
cure e sorveglianza
Qualche notizia positiva è arrivata a cavallo dell’anno nuovo da Bologna, «è stato riorganizzato il percorso di cure per malattie comunque quasi sempre fatali - spiega Zazzaroni - Sono stati individuati tre centri specializzati, a Reggio Emilia, Bologna e Forlì, che prenderanno in carico in maniera personalizzata ogni esposto all’amianto: i ferraresi, come i modenesi, fanno capo a Bologna. Un paio di mesi fa è stato poi aperto in città, in via Beretta nella sede di Medicina del lavoro, un ambulatorio per gli esposti amianto. Lì si possono chiedere incontri per entrare nella sorveglianza sanitaria e ottenere visite strumentali».
Per una prima presa di contatto con gli strumenti di tutela e di sostegno agli esposti c’è poi lo Sportello amianto dell’Afeva, aperto il martedì dalle 10 alle 12 di martedì a Pontelagoscuro, al sindacato pensionati. —
S.C.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google