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«Medici poco disponibili in corsia? No, lavorano già (gratis) oltre l’orario»

Gi. Ca.
«Medici poco disponibili in corsia? No, lavorano già (gratis) oltre l’orario»

Api (Anaao) risponde al Sant’Anna, in difficoltà da iperafflusso. Specializzandi: l’azienda concede più autonomia in reparto

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Il Sant’Anna chiede la collaborazione dei medici per attivare nuovi posti letto se la pressione dei ricoveri continuerà a crescere nelle prossime settimane, quando l’atteso picco dell’epidemia influenzale potrebbe far crescere le necessità al di sopra delle disponibilità dell’azienda ospedaliera. L’appello però non ha incontrato, a detta della stessa direzione, un’adesione in grado di rendere ancora più flessibile la risposta del polo sanitario. Perché?

«L’azienda ha chiesto ai medici più attività aggiuntiva (cosiddetta simil-alp) per far fronte ad un problema contingente di afflusso massiccio di pazienti e di occupazione quasi totale dei posti letto, che sono stati anche aumentati di alcune unità – spiega Pierluigi Api, consigliere nazionale del sindacato Anaao e coordinatore delle segreterie aziendali Anaao dell’Emilia Romagna – Il picco dell’influenza non è ancora arrivato e quindi l’azienda sta cercando di “coprirsi” rispetto a possibili future esigenze. Il punto è che il personale medico, che da contratto dovrebbe fare 38 ore settimanali, già ne fa 48-50 senza percepire ulteriori compensi».

Niet in reparto. Il “no” di molti camici bianchi, sottolinea Api, ha “retto” anche di fronte alla proposta di retribuire le ore in più richieste in simil-alp, cioè al costo – sostenuto dall’azienda sanitaria – di 60 euro l’ora invece dei 24 che si spendono per un’ora di straordinario. Questo meccanismo è stato attivato, ad esempio, per incrementare i servizi quando la Regione ha varato il piano di abbattimento delle liste d’attesa. «Il motivo per cui la richiesta non trova sufficienti adesioni – prosegue Api – è dovuto all’impegno che viene già chiesto al personale medico, una condizione che si ripete anche fuori provincia: a livello nazionale parliamo di 15 milioni di ore/anno di straordinario non pagato con un risparmio per le Regioni di 500 milioni di euro».

Turn over ingessato. L’Anaao misurò questo sbilancio al S. Anna, alcuni anni fa, in 75mila ore/anno non pagate per “sostenere” il sistema. «Grazie all’introduzione della legge 161 sui turni di lavoro e sulle ore di riposo questa pressione si è un po’ allentata, ma il carico di lavoro che si riversa sui medici resta alto», aggiunge Api. In pratica: il limone dei camici bianchi sarebbe già stato spremuto abbastanza.

Api a questo punto fa un passo indietro per indicare le cause di questa situazione. Un vincolo che risale alla finanziaria del 2007, quando si istituì di fatto il blocco del turn over in sanità parametrando «la spesa sanitaria massima per il personale sull’anno 2004 e decurtandola dell’1,4% rispetto a quel valore. Un tetto che resta valido anche oggi e che ha comportato la perdita in Italia di 10mila posti di medico specialista», precisa il sindacalista.

Entro il 2023 andranno in pensione altri 45mila specialisti e la «quota 100 accelererà la fuoriuscita nei prossimi 2-3 anni senza cambiare il saldo finale», è la previsione del sindacato. La “strozzatura” sulle borse statali finanziate per la specializzazione «che garantiscono l’accesso a 7mila medici ogni anno, un valore lontano sia dal numero dei pensionamenti che dal numero di laureati (circa 10mila) che potrebbero entrare in un percorso di specializzazione», sta mettendo in ginocchio la sanità creando carenze di specialisti dell’emergenza, pediatri, radiologi, anestesisti, internisti e specialisti in chirurgia generale, condizione che Ferrara condivide con molte altre città.

«Non serve l’abolizione del numero chiuso alla facoltà di Medicina, ma l’aumento delle borse di specializzazione», commenta Api.

Le future risorse.  L’anno scorso la Regione Emilia Romagna ha sottoscritto un protocollo in base al quale gli specializzandi potranno entrare in servizio nell’area dell’emergenza prima del conseguimento della specializzazione.  «L’azienda Sant’Anna, forse per prima – conclude Api – ha adottato l’atto consentendo agli specializzandi del 4° e 5°anno di poter svolgere prestazioni volontarie con diversi gradi di autonomia senza andare a coprire i posti di ruolo vacanti. Ora serve un passo in più: dovrebbe essere garantito un percorso di specializzazione in ospedale, al di fuori della formazione universitaria. Ma serve tempo». –

Gioele Caccia

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