Aiuti alla Fondazione Carife Ora si spera nel salvataggio
L’Acri stanzia 700mila euro l’anno per gli enti in crisi, nell’attesa della fusione L’associazione regionale mette a disposizione fondi per riprendere le erogazioni
Un salvagente per la Fondazione Carife è stato lanciato nei giorni scorsi dall’Acri. L’associazione delle fondazioni di origine bancario, guidata storicamente dal milanese Giuseppe Guzzetti, ha infatti varato un fondo triennale per il sostegno degli enti associati in difficoltà, e il primo della lista è proprio Palazzo Crema, che da anni non può più contare sui dividendi delle azioni bancarie e rischia la liquidazione. I soldi a disposizione delle Fondazioni in crisi ammontano complessivamente a 2 milioni di euro in tre anni, quindi poco meno di 700mila euro l’anno, e all’Acri attendono già le richieste di accesso da parte della Fondazione Carife. Un tampone in attesa della fusione con un altro ente che possa prendere il posto, come prospettiva, dell’alleanza con la Fondazione Roma, bocciata dal ministero delle Finanze. Il bilancio preventivo 2019 che sarà discusso il 23 gennaio, quindi, sarà al limite dell’equilibrio finanziario ma quantomeno non sarà un rendiconto da liquidazione. Assumono quindi un significato diverso anche i rinnovi delle cariche del Cda e quelli, massicci, in Organo d’indirizzo.
misura tampone
L’intervento varato in emergenza, a dieci mesi dall’appello del presidente Riccardo Maiarelli, ha appunto un effetto-tampone. L’Acri attingerà alle risorse del Fondo nazionale per le iniziative comuni, creato nel 2012 per interventi emergenziali e per le iniziative istituzionali, già dotato di 3 milioni. Le risorse potranno essere spese solo per coprire le «spese operative», non è chiaro tra l’altro se potranno essere impiegate per coprire la pesante rata del mutuo di acquisto di Palazzo Crema o solo gli interessi. Sul fronte delle fusioni, però, nulla ancora si muove.
l’aiuto regionale
Per aiutare la Fondazione Carife a riprendere, seppure in misura ridotta, l’attività istituzionale, scatterà la solidarietà degli enti emiliani. La Consulta emiliana presieduta dal modenese Paolo Cavicchioli, infatti, ha già deliberato un intervento straordinario di 400mila l’anno per i progetti, riservati al settore sociale, sui territori delle Fondazioni in crisi. Non tutti i soldi sono destinati evidentemente a Ferrara, ma si può mettere in conto diverse decine di migliaia di euro l’anno: sarà Palazzo Crema a indicare dove concentrarli, ma i fondi non transiteranno sul bilancio ferrarese.
organi da cambiare
Il bilancio 2019 in approvazione il 23 gennaio non potrà recepire queste novità, per questioni di tempo, e la Fondazione resta al momento illiquida ma la deroga concessa dal ministero alla sua presentazione è evidentemente servita. I soci potranno comunque concentrarsi con un minimo di prospettiva sul rinnovo degli organi: bisogna rimpiazzare tre consiglieri che hanno lasciato vacante la poltrona (Vittorio Borgatti, Franco Cazzola e Massimo Mazzanti, quest’ultimo entrato nel collegio difensivo dell’ex presidente Sergio Lenzi), e 20 dei 50 componenti dell’Organo d’indirizzo. Tocca alle associazioni e alle cordate di soci, come sempre, avanzate le proposte. —
S.C.
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