«Condannate i dirigenti» Ora Lenzi e Forin rischiano la stangata
Ieri in aula la richieste della procura a mezzo secolo di carcere per 9 imputati Le pene più dure per i vertici, oltre 7 anni, e per i tecnici Filippini (7) e Sette (5)
L’operazione di aumento di capitale del 2011 da 150 milioni di euro «doveva essere fatta, anche se Carife è stata costretta a farla». Costretta da Banca Italia, Carife doveva portarla in porto con modalità e regole ben precise, non rispettate dalla sua dirigenza che con «condotte illecite, consapevolmente e inizialmente concentrate solo sul risultato finale (il raggiungimento dei 150milioni, ndr), in piena coscienza ha giocato d’azzardo».
Azioni e carta straccia
E di quel gioco “sporco” «chi ne ha pagato le conseguenze sono coloro che hanno investito, i piccoli risparmiatori i cui avvocati sono dietro di me in aula, parte civile e non tutti, che si sono trovati in mano carta straccia »: chiude la maratona della procura nel tardo pomeriggio di ieri, il pm Stefano Longhi, ricordando ai giudici del tribunale (Giacomelli, Martinelli e Migliorelli) che le azioni vendute dai dirigenti Carife nell’estate 2011 ai ferraresi non servirono a salvare la banca: «Certo quei dirigenti non volevano che la banca avesse difficoltà nè tantomeno che fallisse», precisa il pm, ma il gioco d’azzardo con cui hanno gestito la banca li ha portati ad essere accusati del crac. Ed ora chiamati a pagarne il conto. Longhi e la collega Barbara Cavallo hanno evidenziato posizioni dei dirigenti e calibrato le pene per i reati di falso in prospetto, aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e bancarotta patrimoniale. La pena più pesante all’ex presidente Carife, Sergio Lenzi, 7 anni e 4 mesi, poco meno a 7 anni per Daniele Forin, ex direttore generale: «insieme hanno agito fin da subito in sinergia con una unità d’intenti. Loro intervenivano su tutto, le loro condotte delittuose» nei falsi, nelle informazioni fuorvianti, nell’ingannare «risparmiatori e Banca Italia e Consob». Giocando d’azzardo. Sotto di loro, ma solo come ruolo, visto che la stessa richiesta di condanna (7 anni) Davide Filippini «ben lungi dall’essere un mero funzionario, era lui il deus ex machina dell’operazione», vibrano i pm accusando il responsabile settore bilancio Carife di essere «compartecipe», complice del gioco d’azzardo. Così come Michele Sette, anche lui tecnico Carife, imputato per lo scambio di azioni con le banche amiche, pena ridotta a 5 anni e 2 mesi: «Era uno dei più stretti collaboratori dei vertici, sapeva degli scambi reciproci», tanto che in una mail del 30 settembre 2011 (dopo l’approvazione dell’aumento di capitale, ndr), manda un mail a Filippini e Forin dal titolo «Linguaggio comune», spiega tagliente il pm Longhi: «volevano concordare cosa dire alla vigilanza di Banca Italia sull’accordo di scambio fittizio di azioni». Michele Masini, responsabile della società di revisione Deloitte &Touche «sapeva che le valutazioni fatte nei dati contabili non corrispondeva al vero: non poteva non averne consapevolezza».
Scambi interEssati
E infine le ultime posizioni dei vertici della banche amiche, Caricesena e Valsabbina Brescia, che sapevano della natura illecita dello scambio di azioni (per 15 milioni), per raggiungere la quota dei 150 imposti da BankItalia: 4 anni e 3 mesi richiesti per concorso in bancarotta per Germano Lucchi, Maurizio Teodorani e Adriano Gentili (di CariCesena) e per Spartaco Gafforini (Valsabbina Brescia). —
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