«Così hanno raschiato il barile Sarebbero finiti come Carige»
I risparmiatori ferraresi hanno versato ben 115 milioni su 150 mentre la dirigenza della banca doveva cercare investitori come imposto da Bankitalia
Arrivarono a «raschiare il barile»: i soldi dei risparmiatori ferraresi. «Perchè sul mercato non c’erano altri disposti a sottoscrivere azioni di Carife». E allora dei 150 milioni trovati, ben 115 erano dei retail, risparmiatori, correntisti. Ma l’aumento di capitale non doveva essere garantito da Fondazione Carife? «Questo il tabù della vicenda, il maggior azionista doveva restar fuori», perchè aveva già sborsato tanti milioni prima. E doveva restar dentro, il paradosso di Carife: «Si voleva autonomia per Fondazione, nessun partner esterno per Carife, investitori con le spalle larghe, come raccomandato invece da Banca Italia», spiega in modo diretto il pn Longhi. Meglio ingannare i piccoli risparmiatori, proponendo azioni senza che capissero bene cosa compravano, senza eseguire su di loro il profilo Mifid di rischio, il test di adeguatezza: «Una circolare Carife addirittura diceva di non farlo e loro i retail, hanno pagato il conto di questo disegno criminoso», sottolineano uno dopo l’altro i pm Longhi e Cavallo. Perchè i dirigenti hanno nascosto, coperto, falsificato, ingannato. I risparmiatori che compravano azioni, ma anche i funzionari della vigilanza di Banca Italia e Consob.
Addirittura hanno ingannato gli stessi “colleghi”: tutti i membri del cda, sindaci, tenendoli all’oscuro, piazzando loro documenti falsi. «C’era una scelta intenzionale di non indicare nel prospetto, nel piano industriale, negli atti inviati a Consob e Banca Italia dati e numeri, per celare la realtà di Carife nel 2011», la sintesi delle parole dell’accusa. E allora, se i dirigenti avessero giocato a carte scoperte (e non «giocando d’azzardo») «se lo avessero fatto, una parte di coloro che poi hanno sottoscritto non avrebbe comprato azioni: e non si sarebbero raggiunti i 150 milioni di euro di tetto. Banca Italia sarebbe dovuta intervenire e per Carife sarebbe stato un rischio grosso: probabilmente l’avrebbe portata a ciò che oggi sta accadendo per Carige» che guarda caso non ha raggiunto aumento di capitale, è finita sull’orlo del crac, poi salvata dal Governo. Otto anni fa, nel 2011, c’erano le falsità in prospetto: «Nel documento furono omesse informazioni rilevanti sulla situazione di Carife, informazioni fuorvianti pregiudicando gli investitori nell’avere un fondato giudizio sulle azioni che dovevano comprare».
E l’aggiotaggio? «La dirigenza Carife diffuse false notizie su prezzo delle azioni e stabilità del gruppo. Non solo diffuse un prospetto falso ma coi comunicati stampa emessi voleva modificare la realtà economica e finanziaria della banca», attirando i risparmiatori, convincendoli. Come fecero, ostacolando la vigilanza: «Non diedero informazioni corrette il prospetto, falso: lo fecero non solo al pubblico ma anche agli organi di controllo. Evitarono di inviare documenti fondamentale, che potevano e dovevano essere sottoposti a vigilanza». —
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