Bosco Mesola, rubati i libri dei morti: il dolore dei parenti
«Ogni giorno venivo in chiesa per salutare mia figlia» La speranza è che dalle telecamere si possa avere risposte
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BOSCO MESOLA. Ma cosa sta succedendo nel Mesolano? Martedì è stata sottratto un album fotografico dalla chiesa di Mesola, dedicato ai giovani prematuramente scomparsi, venerdì è successo un fatto analogo nella chiesa di Bosco con la sparizione di un album, anch’esso contenente le foto di giovani strappati all’affetto dei familiari da gravi malattie o da incidenti stradali. E, se ci si aggiunge l’incendio che nella notte tra lunedì e martedì, ha distrutto il gazebo esterno del Bar Pino, sempre a Bosco, prospiciente la stessa chiesa, i misteri si moltiplicano.
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Le reazioni. Sdegno ed incredulità si sono diffusi in paese: «Spero e gli auguro – dice sarcasticamente una ragazza – che spenda soldi in farmacia... Ma dove stiamo arrivando? Ci rendiamo conto? ». «Non si può che provare pena per chi ha fatto questo, sicuramente nemmeno si rende conto dell’oltraggio e del dolore che provoca. Spero con il cuore che possa ritornare presto al suo posto, dove chiunque voglia recarsi per un pensiero potrà farlo».
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La condanna è unanime. «A chi può far gola una cosa cosi cara a noi cittadini, non si può arrivare sino a questo, riportatelo, vi prego! Fatelo ritrovare, non trattatelo male, per noi è una cosa importante». «È un dispetto ben mirato, un dispetto veramente di poco gusto – sostiene un’altra donna – perché prendersela con queste cose nei confronti di persone a cui è rimasto veramente poco; è di una pochezza assurda». «Un dispetto alle famiglie, e a tutta la popolazione mesolana, vergognatevi».
I suggerimenti. E come spesso accade c’è chi trova soluzioni: «Direi, che per motivi di sicurezza un paio di telecamere interne per controllare chi entra e chi esce (dalla chiesa, ndr) sia l’unica soluzione per avere un minimo di controllo». «Non ci posso credere? In quel libro ci sono pezzi di famiglie distrutte dalla perdita di un loro caro. Ma cosa avete nella testa? ». Su internet anche il commento di una turista: «Sono venuta un anno fa nella vostra chiesa e mi sono soffermata davanti a quel libro, poi, con curiosità, l’ho aperto e, sfogliando, mi è arrivato tutto il dolore di una comunità. Un tuffo al cuore e non capisco proprio questo gesto».
La testimonianza. «Da quando è deceduta mia figlia, 22 anni fa, c’era su quel banchetto della chiesa di Bosco Mesola l’album di foto dei nostri ragazzi prematuramente scomparsi. È stata una mia iniziativa. L’album conteneva 45 foto di giovani che ci hanno lasciato per malattie, come è successo a mia figlia Roberta, per incidenti o perché si sono tolti la vita. Il furto aggiunge dolore al nostro dolore».
Bruna Vancin è una donna di tempra forte, che da tanti anni si prende cura della piccola chiesa di Bosco Mesola. Bruna e tanti altri genitori colpiti da gravi lutti non si danno pace e si uniscono all’appello lanciato ieri da Ilaria Ferroni, affinché «anche questo album venga restituito o fatto trovare da qualche parte – si sfoga la donna –; ho sporto denuncia ai carabinieri, ma se fosse stato gettato in un fosso sarà difficile ritrovarlo. Se fosse un dispetto sarebbe un fatto gravissimo, inconcepibile. Questi ragazzi non ci sono più. Ce li tolgono così una seconda volta». —
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