La Nuova Ferrara

Ferrara

nuovo partito a Ferrara 

Nasce “Italia in Comune” Bova coordinatore locale

Gi.Ca.

Ieri il battesimo della sezione estense, presente il leader Federico Pizzarotti «Siamo per l’ambiente e l’inclusione, sul caso Diamanti meglio un referendum»

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L’auto che lo ha portato a Ferrara ha fatto le bizze e la costituzione della sezione locale di “Italia in Comune” ieri ha dovuto attendere una mezz’oretta. La direzione di marcia però è chiara, stando alle parole di Federico Pizzarotti, il presidente, che ha tenuto a battesimo il “partito dei sindaci” nel capoluogo. «Intanto siamo un partito, non un movimento» si è affrettato a precisare il sindaco di Parma che non ha rinunciato a qualche stoccatina all’indirizzo del M5s, da cui fu estromesso dopo aver “consegnato” proprio al movimento grillino la prima amministrazione locale italiana pentastellata. Pizzarotti è giunto all’Hotel Astra assieme al deputato Serse Soverini (centrosinistra) per aprire l’assemblea che ha eletto gli organi locali della formazione: consiglio, presidente, coordinatore e tesoriere. Circa 40 i presenti.

avere una identità

Pizzarotti ha messo subito le carte in tavola: «Oggi serve un terzo soggetto (oltre alleanza giallo-verde e Pd, ndr) che abbia una sua identità. Un partito vicino alla pelle delle persone».“Italia in Comune” non cerca adepti nell’area leghista, preferisce puntare lo sguardo verso l’elettorato di centro e di centrosinistra (Pd e qualche scampolo alla sua sinistra, ma anche delusi dell’M5s e di Forza Italia o Pdl) anche se tra gli iscritti non mancano - anzi spiccano - nomi che nel tempo hanno militato nell’area di centrodestra (Antonio Fortini, Paolo Orsatti, Raffaele Verrigni, Alessandro Veratelli, Francesco Levato). Dal centrosinistra gli arrivi di Fausto Bertoncelli (ex consigliere comunale Pd) e Giantomaso Giordani. Alberto Bova, consigliere comunale di Ferrara Concreta, una delle gambe locali della giunta di centrosinistra, è stato eletto coordinatore comunale (assieme a Orsatti è il nome più accreditato come candidato sindaco di “Italia in Comune” per le amministrative). Francesco Levato è il presidente.

«Stiamo amministrando Ferrara assieme al Pd e non rinneghiamo questa scelta - ha detto Bova - Con “Italia in Comune” creiamo un partito che può essere presente a vari livelli: locale, regionale, nazionale, europeo. Qui indicheremo 10-15 punti specifici e concreti». Tra gli “osservatori”, Paolo Paramucchi e Gabriele Andrighetti. L’assessore Roberto Serra, di Ferrara Concreta, ha dichiarato di non essere iscritto al momento, «voglio capire un po’ meglio quali saranno i contenuti ma non escludo di farlo in futuro».

i legami in europa

Pizzarotti sta tessendo la rete delle alleanze per le Europee con Verdi italiani e tedeschi e «l’ambiente - ha confermato - sarà uno dei temi sui quali il partito sarà più presente». Un legame che produrrà un nuovo soggetto politico entro febbraio, ha precisato Pizzarotti.

«Economia, ambiente, sanità e mobilità» i temi che saranno sicuramente trattati nel programma. «Noi siamo per l’inclusione, questo governo renderà gli immigrati illegali e irregolari senza rimpatriarli - ha proseguito Pizzarotti - Il federalismo fiscale lo vediamo in un’ottica di autonomia regionale (richiesta dalla Regione Emilia Romagna, ndr) non nella versione leghista, che abbandona il sud».

gli organi locali

Il 16 febbraio sarà costituito a Bologna il coordinamento regionale, il 26 - sempre a Bologna - si inizierà a lavorare sul programma per le regionali.

Nel frattempo si costituirà la rete provinciale assieme a Marco Fabbri (Comacchio) e Fabrizio Toselli (Cento). Il consiglio comunale del partito è costituito da: Giovanni Bertelli (tesoriere), Alberto Bova, Ines Brina, Umberto Catarruzza, Cosimo Copertino, Danny Farinelli, Antonio Fortini, Giuseppe Lamberti, Francesco Levato, Giuseppe Magri, Paolo Orsatti, Luca Scanavini, Alessandro Veratelli, Raffaele Verrigni, Daniele Zabbari, Marco Bolognesi, Maurizio Simone, Fausto Bertoncelli, Roberta Saltari. Infine il botta e risposta con i giornalisti sul caso di Palazzo Diamanti: «Sgarbi mi ha fatto una telefonata, gli ho dato l’adesione e mi sono ritrovato fra i sostenitori della sua proposta. La scelta giusta potrebbe essere un referendum per cercare una soluzione decorosa rispetto alla struttura attuale ma anche diversa rispetto al progetto già selezionato». —

Gi.Ca.

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