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domani in aula  

Processo crac Carife Parola agli avvocati dei 2.500 “azzerati”

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Parte il conto alla rovescia per il processo Carife crac-aumento di capitale: dopo la richiesta di condanne della procura, presentata nella maratona di venerdì scorso al tribunale, domani in aula toccherà alle parti civili, accusa privata. Sono oltre 2500 le posizioni di azionisti che verranno prese in esame dai legali, quasi un centinaio, che tuttavia si limiteranno a presentare ai giudici le richieste con memorie cartacee.

Quindi secondo il calendario fissato del processo che sta correndo (anzi deve correre contro al prescrizione dei reati), all’udienza del 21 gennaio sarà Banca Italia, costituita parte civile, a presentare le proprie richieste e quindi comincerà la lunga maratona degli avvocati difensori degli imputati. A loro sono dedicate altre due giornate d’udienza, il 25 e il 28 febbraio, quando potrebbero esaurirsi tutte le posizioni, degli 11 imputati rimasti. Per nove di questi la procura ha chiesto condanne per quasi mezzo secolo di pene, mentre per due (Govoni e Nanni) richieste di assoluzione, seguendo il principio adottato fin dall’inizio delle indagini che se non vi è prova certa (secondo la tesi accusatoria) è corretto non portare avanti il processo: lo aveva detto in modo netto il pm Longhi, in aula, ai giudici, scusandosi per i tecnicismi, per le lungaggini, sottolineando loro il lavoro di selezione: «è stato scelto dalla procura di non portare avanti un carrozzone di imputati». Di imputati, ora il tribunale (Giacomelli, Migliorelli e Martinelli) dovranno giudicarne solo 11: secondo il calendario, la sentenza potrebbe essere fissata per il 30 gennaio o slittare ai primi di febbraio. Sarà una sentenza epocale, per rispondere ai tanti dubbi e alle tante domande ancora sena risposta sulla crisi Carife. —

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