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«Diamanti, scelta vicina» Ma c’è il rischio dilazioni

Stefano Ciervo
«Diamanti, scelta vicina» Ma c’è il rischio dilazioni

La soprintendente Ambrosini: data l’importanza, sta valutando anche Roma «L’iter può concludersi oppure ci possono essere richieste d’integrazione»

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Tocca alla Soprintendenza unica di Ferrara, Bologna, Modena e Reggio dare o negare l’autorizzazione al progetto del Palazzo dei Diamanti, al centro di una contesa aperta dalla raccolta di firme organizzata da Vittorio Sgarbi. E seduta sulla poltrona di via IV Novembre, a Bologna, dal giugno scorso c’è Cristina Ambrosini, già direttrice del museo civico di Forlì San Domenico. Ieri la sovrintendente ha parlato per la prima volta della vicenda, senza anticipare un giudizio che sarà sostanzialmente concertato con la Direzione nazionale competente del ministero, e che sarà rapido ma non necessariamente risolutivo.

occhiali doppi

«Il progetto è stato consegnato in Soprintendenza e siamo chiamati a visionarlo e valutarlo. Data l’importanza iconica e architettonica di Palazzo dei Diamanti, tuttavia - è il primo punto fermo dell’iter illustrato da Ambrosini - l’intervento è sottoposto anche all’attenzione della Direzione generale competente, che è quella Archeologica, belle arti e paesaggio guidata da Gino Famiglietti. In queste settimane abbiamo prodotto pareri e approfondimenti richiesti dalla Direzione generale: il regolamento di organizzazione del ministero chiarisce che i soprintendenti hanno facoltà di attivare consulti e approfondimenti con la Direzione generale, e a sua volta la Direzione ha compito di coordinamento, indirizzo e controllo sulle Soprintendenze». In sostanza la decisione di Ambrosini, definita ai sensi dell’art. 21 del Codice dei beni culturali, sarà in qualche maniera concordata con Roma: come succede, ribadisce la dirigente, in casi «complessi, delicati e articolati».

tempi e sospensioni

I tempi della decisione «sono regolamentati per legge. Posso dire - chiarisce la soprintendente - che siamo all’interno dei termini e che siamo vicini alla scelta. Non siamo nell’ordine dei mesi, quindi, ma di settimane». I tempi previsti dal Codice dei beni culturali sono 120 giorni dal momento della presentazione ella richiesta, che sono però soggetti a sospensione in caso di richieste di chiarimenti o integrazioni progettuali: ci possono inoltre essere accertamenti di natura tecnica. «In effetti la procedura può concludersi con la nostra decisione oppure ci possono essere sospensioni o richieste d’integrazione» conferma la soprintendenza. Il via libera, tra l’altro, può contenere prescrizioni.

la tagliola elezioni

Bastano queste poche precisazioni per accendere una luce rossa sulla sorte del progetto. Dopo l’eventuale approvazione della Soprintendenza, infatti, è necessario un passaggio in Consiglio comunale per il varo definitivo, e l’assise municipale sarà operativa fino ad aprile. A questo punto diventa probabile un rinvio alla prossima legislatura, quando la composizione del Consiglio comunale potrebbe essere molto diversa da quella attuale, che è presumibilmente a favore. —

Stefano Ciervo

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