Difenderci dai terremoti «Come sempre l’arma in più che abbiamo è costruire edifici sicuri»
Il professor Morelli dell’Ingv commenta le ultime scosse nel Ravennate «Analogie col sisma ferrarese. L’attività estrattiva? Non è rilevante»
L’intervista
Nuove scosse in Emilia Romagna che lanciano ancora una volta l’allarme sulla vulnerabilità del territorio. Il professor Andrea Morelli, uno dei massimi esperti dell’Ingv, l’istituto nazionale di geologia e vulcanologia, parla del terremoto che ha avuto l’altra notte come epicentro la costa ravennate.
Professore, lei conosce bene la realtà ferrarese. Cosa sta succedendo nel nostro territorio dal punto di vista sismico?
«Il terremoto dell’altra notte, di magnitudo significativa ma sostanzialmente moderata (4.3), ha avuto un risentimento molto diffuso, probabilmente a causa di una profondità ipocentrale relativamente grande. È stato seguito da poche repliche nella notte, una sola di magnitudo 3.0 e altre tre di magnitudo 2 - 2.2. In Romagna, un altro terremoto di magnitudo 4.0 si era fatto sentire il 18 Novembre scorso, con epicentro a Sant’Arcangelo di Romagna nel riminese, anche questo con profondità notevole, addirittura 37 chilometri ».
Questi fenomeni della fascia adriatica sono legati alle fortissime scosse che si sono verificate nel maggio 2012?
«A larga scala, rientrano nella stessa situazione geodinamica generale, la convergenza della placca adriatica e la collisione che genera la catena degli Appennini. Nello specifico, però, dobbiamo considerare che si tratta di strutture geologiche diverse, quindi da un punto di vista sismologico sono fenomeni differenti».
Qualcuno parla di troppe trivelle nell’Adriatico. Questi fenomeni sismici possono esse ricondotti all’attività estrattiva in mare?
«L’attività estrattiva in mare può essere soprattutto collegata a fenomeni di subsidenza, che nella regione sono dettagliatamente monitorati. Non è pensabile però che attività estrattive, a profondità di un paio di chilometri, possano avere influenza sulla dinamica della crosta terrestre a queste profondità, l’ipocentro è stato localizzato a 25 chilometri».
Un consiglio alle autorità per limitare i danni provocati delle scosse?
Come sempre, l’arma più efficace che abbiamo per difenderci dai terremoti è la prevenzione. Sappiamo che tutta la nostra penisola è a rischio terremoti, abbiamo una validissima mappa che esprime la pericolosità in termini quantitativi, utilizzabili dagli ingegneri: dobbiamo pensare alla qualità dei nostri edifici. Nell’immediatezza, in questi giorni, è importante avviare verifiche sugli edifici che si possa pensare più vulnerabili per premunirsi per possibili nuove scosse, ma l’impegno deve essere continuo, anche fuori da eventuali emergenze, per costruire case resistenti agli scuotimenti attesi e per diminuire la vulnerabilità degli edifici esistenti». —
Gian Pietro Zerbini
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