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Ristoranti ambasciatori del Ferrarese «Far conoscere il nostro cibo nel mondo»

Ristoranti ambasciatori del Ferrarese «Far conoscere il nostro cibo nel mondo»

L’idea del manager Facchini: ci sono bellissime realtà che possono esportare le eccellenze, a cominciare dal pane

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Mettersi in rete per unire le forze ed esaltare la qualità dei prodotti del territorio. È questa l’idea del manager ferrarese dell’agroalimentare Adriano Facchini per dare ancora più tipicità e notorietà alla produzioni ferraresi facendole conoscere e divulgare in Italia e nel mondo. È un po’ come far sentire in ogni luogo l’odore del pane ferrarese appena sfornato.

I legami col territorio

«La globalizzazione – spiega Facchini – è ufficialmente nata nel 1989 con la caduta del muro di Berlino. La Grande Distribuzione, che ne è uno tra i simboli più evidenti, con la sua forza, sta letteralmente soffocando con la propria forza le aziende produttrici. Unica strada per sopravvivere, soprattutto per le aziende agroalimentari, è quella di legarsi ai propri territori creando sinergie con altri soggetti presenti, sviluppando creatività e innovazione di prodotto e comunicandoli al consumatore finale».

Ferrara - secondo il ragionamento di Facchini - con la sua imponente base agricola dovrebbe essere la capitale italiana dell’agroalimentare, ma è un territorio che non ha saputo esprimere in pieno le proprie potenzialità, anche se ci sono realtà individuali molto interessanti che sembrano avere i valori e la visione per affrontare un futuro difficilissimo.

L’idea e il progetto

Il made in Italy è nato fra la fine de XIX e la prima metà del XX secolo, grazie all’impegno di tanti emigranti italiani che hanno portato la nostra arte culinaria nel mondo. «È soprattutto grazie al loro impegno – spiega Facchini – se oggi abbiamo questa reputazione che abbina qualità e creatività. Quindi è il cibo che ha dato vita al Made in Italy nel mondo molto prima della moda e del design.

Lo strapotere della Grande Distribuzione internazionale, ed il fenomeno della contraffazione (italian sounding) della cucina Italiana nel mondo, stanno creando tanti problemi alle nostre industrie agroalimentari, tanto che molte di loro stanno cedendo le loro aziende ed i loro marchi a fondi comuni di investimento».

Occorre fare qualcosa subito anche perché chi compra le industrie agroalimentari italiane prima o poi delocalizza le produzioni con tutte le conseguenze sulla occupazione e sui prodotti. Per superare queste difficoltà e barriere raggiungendo direttamente un consumatore finale, che anche grazie ai nuovi strumenti della comunicazione è sempre più informato e attento alla qualità ed all’ambiente. «Bisogna – continua il manager ferrarese – trovare, prima che lo facciano altri territori, nelle più importanti città italiane ed estere, uno o più ristoranti disponibili a legarsi al territorio di Ferrara e dintorni, e ad alcuni suoi brand agroalimentari».

Partner e ambasciatori

Dopo un addestramento sul territorio per conoscere la cultura che sta dietro le specialità ferraresi, diventerebbero prima partners e poi Ambasciatori. A questo punto si può passare con loro a fare iniziative sul posto per fare conoscere i singoli prodotti e brand.

Prima tappa

Si inizierà con un ristorante di Milano, già identificato e coinvolto, ubicato vicino al Duomo, che inizierà ne mese di aprile, poi se il collaudo sarà giudicato positivamente, la ricerca di “Ristoranti Ambasciatori” si potrà allargare anche ad altre città italiane ed europee. —

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