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i funerali della presidente savastano  

«Rosaria faceva il giudice perché era una persona giusta»

Daniele Predieri
«Rosaria faceva il giudice perché era una persona giusta»

Il vescovo: amministrava la giustizia come bene comune, con cuore e intelligenza Il collega: ricordo il suo sorriso, accogliente e ironico di chi sapeva cogliere la vita

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Tutti, c’erano tutti. Magistrati o dirigenti di polizia in pensione, o altri che andati via a lavorare, a Ferrara non si vedevano da anni. Si farebbe prima a dire chi, solo per cause di forza maggiore, non c’era.

Il giudice giusto

A salutare nella chiesa del Gesù in via Borgo Leoni, a pochi passi da Palazzo di giustizia, Rosaria Savastano, presidente del tribunale, scomparsa sabato scorso all’età di 65 anni. Il “giudice gentile” come la indicano tutti, il «giudice giusto» come l’ha ricordata il vescovo Giancarlo Perego nella sua omelia funebre. «Ma non era giusta perché faceva il giudice, ma il contrario: Rosaria faceva il giudice perché era persona giusta» ha rammentato ai presenti nel suo intervento in chiesa il presidente della Corte d’appello Giuseppe Colonna che lavorò con lei, per una decina d’anni. Sottolineando ancora che di «lei non possiamo che ricordare il suo sorriso: accogliente, intelligente che sapeva cogliere le sfumature. Un sorriso anche ironico di chi sapeva cogliere la vita». Una vita che ha inseguito fino all’ultimo, la presidente Rosaria Savastano, nonostante la malattia. «È andata a lavorare in tribunale – ha sottolineato il presidente Colonna – fino a che le forze glielo hanno permesso, questo significava per lei essere un magistrato» .

Giustizia, bene comune

Un magistrato sul quale il vescovo Perego sottolinea – citando il Libro della Sapienza sulle “anime giuste”, dalla Bibbia – che nella sua carriera, iniziata a Ferrara 40 anni fa e continuata in giro per l’Emilia (Bologna e Reggio) «aveva inteso la giustizia come bene comune, da amministrare con cuore e intelligenza napoletana».

La ricorda così il vescovo, dopo averla conosciuta nelle tante occasioni di incontri, istituzionali e non, in città. E non potrebbe che essere così, perché lei napoletana a tutto tondo, che aveva scelto di vivere e restare sempre a Ferrara, faceva della solarità e dell’ironia della sua terra i suoi punti di forza. Ultimo ma non ultimo la sua capacità all’ascoltare e confrontarsi, da giudice e da presidente del tribunale, ruolo che pur ricoprendo per breve tempo l’ha portata ad applicare i principi che l’avevano sempre fatta apprezzare.

«Mai, mai e poi mai ho trovato qualcosa su cui dissentire nelle sue proposte», dice in chiesa, il presidente Colonna, commosso, abbracciando con le parole il marito, Lucio Di Stefano, anche lui magistrato e il fratello Francesco in prima fila in chiesa. Per loro anche le parole del vescovo, verso chi ha «amministrato la giustizia contro i superbi: Rosaria era attenta a salvaguardare tutti, soprattutto nell’ambito della famiglia». Da grande esperta di diritto di famiglia ha scritto sentenze dalla parte delle donne, dei bambini. Sentenze che tanti ricordano e che altrettanti oggi studiano. –

Daniele Predieri

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