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La Regione sospende l’accorpamento Ferrara e Ravenna ballano sempre più sole

Gian Pietro Zerbini
La Regione sospende l’accorpamento Ferrara e Ravenna ballano sempre più sole

In attesa del pronunciamento del Tar del Lazio, la decisione della giunta Bonaccini comunicata al commissario ad acta

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Procedimento sospeso. In attesa del responso del Tar con il tribunale amministrativo del Lazio che dovrà pronunciarsi il prossimo 30 gennaio sulla legittimità della riforma della Camera di Commercio, la Regione Emilia Romagna ha deciso di sospendere il già avviato processo di accorpamento in atto tra le varie Camere e in particolare tra quella di Ferrara e Ravenna. Sulla fusione si erano già addensate nubi minacciose da quando il ministro Centinaio aveva in pratica bocciato la riforma, preferendo l’autonomia delle singole camere territoriali.

Ma in assenza di un vero decreto o provvedimento governativo che cancelli l’iter delle fusioni, il processo di accorpamento tra le Camere di Commercio di Ferrara e Ravenna è continuato ma a questo punto è arrivato un brusco stop.

Dopo l’invio alla Regione, il 7 agosto scorso, da parte del Commissario ad acta Mauro Giannattasio dei dati e dei documenti presentati dalle organizzazioni imprenditoriali, dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni dei consumatori ferraresi e ravennati, spetta infatti, in questa fase, proprio al presidente Stefano Bonaccini rilevare il quadro di ripartizione dei rappresentanti nel futuro Consiglio camerale. La Regione prende tempo con questa decisione e a questo punto la fusione tra le due camere appare sempre più lontana.

Matrimonio a rischio Quello tra Ferrara e Ravenna è stato dal principio un matrimonio un po’ turbolento fin dalla scelta iniziale. Come si ricorda le associazioni di categoria economiche ferraresi avevano approvato nel gennaio 2017 a maggioranza la fusione con Ravenna perché una minoranza era per il matrimonio con Modena. Una volta concordata la scelta di Ravenna le associazioni del commercio di Ferrara, all’insaputa delle altre, avevano siglato un accordo di apparentamento che prevedeva l’elezione del presidente nella figura del ravennate Giorgio Guberti direttore dell’Ascom di Ravenna. Una spaccatura che ha creato non poche polemiche e che non si è mai del tutto rimarginata tra le associazioni ferraresi. Il nuovo scenario di incertezza, complicato anche da questo ulteriore atto di sospensione del processo di fusione da parte della Regione, fa emergere con ancora più forza la probabile cancellazione di questo accordo, facendo restare le cose come stanno. Per Ferrara comunque non sarebbe un dramma visto che la locale Camera di Commercio è considerata una delle più virtuose e meglio gestite d’Italia.

L’attività continua

Nel frattempo quindi la Camera di Commercio di Ferrara continua ad operare e a breve, se non interverranno altri clamorosi colpi di scena sarà chiamata al rinnovo degli organismi direttivi: presidente, giunta e consiglio. Probabilmente solo allora terminerà una telenovela che dura da più di due anni.

Quest’anno, la camera ferrarese ha già stanziato oltre un milione e mezzo di euro per la digitalizzazione e la nascita di nuove imprese, l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, la valorizzazione del turismo, l’innovazione, l’internazionalizzazione, il sostegno all’occupazione e la messa a punto di due piani straordinari a supporto del manifatturiero e del commercio. È notizia di ieri che sul Bando multidisciplinare promosso dall’Ente di Largo Castello sono state presentate, nel solo comune capoluogo, oltre 100 richieste di contributo (33 quelle già finanziate). Di queste, 16 sono start up e 15 riguardano nuove assunzioni.

Il PresiDente Govoni

«La Camera di Commercio c’è e mai farà mancare il proprio contributo di idee e diprogetti per rendere Ferrara e la sua provincia un territorio vitale, aperto all’iniziativa delle persone e al cambiamento. Così il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni, che ha aggiunto: «Il Consiglio camerale - espressione con i suoi rappresentanti del mondo dell’impresa, del lavoro e dei consumatori – ha approvato un progetto di sviluppo sulle cui cinque priorità (attrazione investimenti; nascita di nuove imprese e consolidamento di quelle esistenti; lotta alla burocrazia locale; connessione educazione lavoro; infrastrutture e mobilità) abbiamo raccolto un consenso unanime da parte dei principali attori dello sviluppo locale, con l'obiettivo di costruire una nuova politica economica che sia in grado di guardare lontano, ponendo le basi di una riscossa». —



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