Pompe funebri, indagine anche a Ferrara
Blitz a Bologna sul racket negli ospedali S.Orsola e Maggiore: pagavano gli infermieri, 30 arresti e 13 milioni sequestrati
Anche la sede ferrarese della Rip Service, in via Ottorino Respinghi, fa parte del maxi sequestro di beni per 13 milioni ordinata da tribunale, procura e carabinieri di Bologna che ieri mattina hanno fatto scattare la maxi operazione “Mondo sepolto” sugli affari sporchi delle pompe funebri nel Bolognese che per accaparrarsi i morti corrompevano infermieri degli ospedali Sant’Orsola e Maggiore. Un blitz che ha portato all’arresto di 30 persone (tra carcere, domiciliari e divieti), mentre negli atti compaiono ben 65 indagati (uno di questi è ferrarese, Marco Garuti di Poggio Renatico) e 8 aziende coinvolte. Al centro di tutto, due consorzi di pompe funebri, la Rip Service e Cif, consorzio imprese funebri di Bologna, che avevano il monopolio delle camere mortuarie degli ospedali bolognesi, Maggiore e Sant’Orsola e grazie ad una rete di procacciatori, corrompevano infermieri degli ospedali per catturare e dividersi i servizi funebri. Il blitz di ieri mattina ha visto oltre 300 carabinieri, anche del Ferrarese, impegnati nelle notifiche degli atti, delle 43 perquisizioni in regione e del sequestro preventivo di un patrimonio di 13 milioni di euro, tra Bologna, Ferrara, Modena, Rimini e Gorizia.
Sigilli alla sede
L’operazione dicevamo ha interessato anche la nostra città, perchè ad una delle aziende coinvolte, la Rip Service che ha sede a Zola Predosa di Bologna, ha la filiale a Ferrara in via Respighi e i magistrati hanno notificato un sequestro preventivo depositato alla Camera di Commercio, bloccando d movimenti patrimoniali e ponendo i sigilli alla sede. Come hanno spiegato gli inquirenti, le indagini hanno fatto emergere un sistema collaudato, che andava avanti da anni e che vedeva tre livelli: il vertice, i capi (Giancarlo Armaroli, titolare della Rip Service e Massimo Benetti del Cif), quindi i procacciatori (rappresentanti delle varie agenzie funebri) che stazionavano nelle camere mortuarie di Sant’Orsola e Maggiore. Quindi, gli infermieri dei reparti che “agganciavano” i parenti dei defunti, vendendo i nomi a 200/350 euro per ogni “lavoro” fatto acquisire alle pompe funebri.
Infermieri senza scrupoli. Tra questi Daniele Bultrini: «Io sono un killer», diceva alludendo alla sua capacità di persuasione sui parenti che raggirava. E ancora, sempre più spregiudicato: «se dopo anni in camera mortuaria uno ha ancora mutui da pagare significa che no ha capito come funziona». Non è da meno, Maria Campisi, infermiera: «Sono la regina della camera mortuaria, non ho paura di un c...». E al suo compagno, dice al telefono «Amò, ho trovato due anelli, l’ho messi già in borsa, però non so se è oro». Perchè, come diceva un altro, «gli ospedali li devi ungere». E in ospedale gli stessi infermieri, trattavano le salme con spregio: Giuseppe Parise: «Ho un filmato dove lui mette una buccia di banana in mano un morto» e gli rispondono: «Il morto aspettava la barella, ha avuto fame» e ridevano.
Corruzione per tutti
Ora sono agli arresti per corruzione di incaricato di pubblico servizio e gli altri per riciclaggio - a vario titolo - e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Tutte le società coinvolte, sono sotto sequestro: oltre la Rip Service e la Cif, anche Franceschelli, Lelli, Golfieri e Centro servizi funerari. Oltre la sede ferrarese della Rip, il giudice ha fatto sequestrare 5 immobili, 34 sedi societarie locali e 75 veicoli, valore 13 milioni euro. —
Daniele Predieri
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