L’avvocato di parte civile: «La pena è giusta ma non ci sono vincitori»
«È una tragedia, e non c’è nulla da gioire. Si tratta di una sentenza giusta, il nostro obiettivo era ottenere il massimo della pena, trent’anni, e così è stato. Ma questi sono i casi in cui non vince nessuno». Valentina Bordonaro è l’avvocato che ha assistito la famiglia della vittima, che si è costituita parte civile al processo con i genitori Mario e Roberta.
«Nessun vincitore»
Accoglie la sentenza che riconosce la colpevolezza di Eder Guidarelli con soddisfazione, ma ricordando che questa vicenda resta, prima di tutto, un dramma in cui nessuno esce vincitore, tanto meno un padre e una madre che hanno perso un figlio.
«È un dramma - concorda l’avvocato Eugenio Gallerani, che insieme al collega Giacomo Forlani ha assunto la difesa dell’imputato. I legali di Guidarelli avevano chiesto che non venisse attribuita la premeditazione, richiesta accolta dal giudice che non ha riconosciuto neanche l’aggravante della minorata difesa. Un’interpretazione corretta, ribadisce Gallerani, secondo il quale «quando nel luglio del 2017 Eder è andato a Valencia non aveva l’intenzione di uccidere, ma voleva un chiarimento nel tentativo di riconquistare la sua fidanzata, secondo le idee distorte frutto di un disturbo della personalità, come constatato dalla perizia».
Eder durante il tragitto aveva comprato un casco da motociclista ed era andato sotto casa di Marcello, attendendo che tornasse dal suo lavoro al bar. L’autopsia ha stabilito che il giovane è morto per strangolamento. «Ha comprato il casco usando una carta di credito - prosegue Gallerani - un comportamento poco compatibile con la premeditazione, che abbiamo sempre ritenuto insussistente». È rimasta in piedi l’aggravante legata agli atti persecutori subiti dalla vittima, per i quali Guidarelli è già stato condannato in primo grado a tre anni di reclusione.
Nessuna attenuante
Respinta dal giudice la richiesta avanzata dalla difesa di concedere l’attenuante per aver ammesso il fatto, e del resto la confessione arrivò sette mesi dopo l’omicidio, dopo aver negato a lungo le sue responsabilità. Eder Guidarelli era stato arrestato a Ventimiglia, dove ad attenderlo c’erano i carabinieri del Reparto investigativo di Ferrara che si erano messi in contatto con il legale che all’epoca seguiva il giovane (per i fatti di stalking), dopo che le autorità spagnole avevano segnalato una vittima ferrarese e un sospettato. Guidarelli era stato condotto nel carcere di Imperia e poi trasferito nella casa circondariale di Ferrara in attesa che si definisse la competenza territoriale dell’inchiesta, coordinata dai pm Volta e Savino. —
A.M.
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