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Uno stillicidio di aggressioni Tre anni di condanna per stalking

La persecuzione era cominciata un anno prima dell’assassinio La famiglia Cenci chiese aiuto, ma non ottenne la custodia cautelare 

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LA VICENDA

Il delitto di Valencia, avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 luglio del 2017, era stato preceduto da uno stillicidio persecutorio.

Un tempo amici, cresciuti insieme nella comunità di Pontelagoscuro, Eder Guidarelli e Marcello Cenci già due anni prima della tragedia non erano più in buoni rapporti.

crescendo di violenza

Eder considerava Marcello un rivale in amore, e questa convinzione aveva radicato in lui un rancore che era lievitato giorno dopo giorno, e che era sfociato più volte in gravi episodi di violenza, fino a quella notte drammatica a Valencia. Un crescendo sempre più allarmante che ha portato più volte i familiari della vittima a sottolineare che la morte di Marcello è stata una tragedia annunciata, perché le spie che la situazione stesse degenerando fino all’irreparabile non erano certo mancate.

L’incubo per il giovane Marcello, 32 anni, coetaneo di Eder, era cominciato il 26 agosto del 2016, quando l’ormai ex amico lo aveva preso a botte in piazza, a Pontelagoscuro. Uno sfogo di rabbia, si era pensato e sperato allora, tant’è che la cosa era finita lì, senza procedere penalmente.

Botte e aggressioni

E invece era l’inizio della fine: da quel momento la vita di Marcello Cenci e della sua famiglia non era stata più la stessa. Nemmeno andare a Valencia, per lavorare come barman, era servito a placare la situazione. Ancora il 1 novembre dello stesso anno Eder aveva percorso i 1.500 chilometri che lo separavano da Marcello e lo aveva aggredito nella città spagnola.

Le denunce

Quella volta alle botte era seguita una denuncia, con successiva richiesta, respinta, di custodia cautelare. La querela non era servita a fermare Eder. Così, quando Marcello nel dicembre successivo era tornato a casa per un breve soggiorno a Ponte, il giorno di Santo Stefano lo aveva assalito una terza volta, con violenza spaventosa.

L’aggressione era avvenuta sotto casa della vittima, Marcello era stato colpito più volte alla testa e al torace con un oggetto contundente. Erano stati i suoi genitori a sentire le sue grida di aiuto e il papà Mario, affacciandosi alla finestra, aveva riconosciuto Eder. E si era temuto, seriamente, per la vita di Marcello, ricoverato all’ospedale con 55 punti di sutura.

Tre anni per stalking

La famiglia Cenci in quell’occasione aveva lanciato un grido di aiuto: «Marcello ha bisogno di protezione la prossima volta potrebbe succedere l’irreparabile». Parole purtroppo profetiche. La seconda denuncia aveva portato a una misura restrittiva, un divieto di avvicinamento, e a un processo per stalking concluso in primo grado a ottobre 2017 con una condanna a tre anni. Nel frattempo la tragedia di Marcello si era già consumata tre mesi prima a Valencia, dove Eder era tornato, incurante del divieto, inseguendo le sue ossessioni. —

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