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Il vero amore desidera essere eterno, nel dono di sé

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Sono parecchi i passi della Sacra Scrittura in cui Dio si comporta come uno sposo premuroso verso il suo popolo Israele che, per i suoi occhi ed il suo cuore, è visto ed accreditato come sua sposa; così la prima lettura di questa domenica è uno sciogliersi amorevole di promesse e dichiarazioni tra amanti, dove l’uno rende gioiosa e trepidante l’attesa dell’incontro con l’altra.

È proprio dell’amare il promettere cose e momenti deliziosi, perché in questa relazione se ne prova già il gusto di queste e l’attesa è quasi più bella di ciò che si attende. Il salmista invita a cantare le “cose meravigliose di Dio”; esse non sono tanto quelle sotto i nostri occhi ma quelle che ci attendono e che amando - ma solo amando - possiamo già godere!

L’orientamento argomentativo della scrittura ci porta ad ascoltare il brano del Vangelo di Giovanni nel quale si racconta della presenza di Gesù e di sua madre Maria ad una festa di nozze; luogo che inaugurerà la missione stessa del Figlio. Il contesto di una festa nuziale legato all’inizio della missione del Figlio di Dio ci ripropone, secondo l’evangelista, la stessa situazione con cui ha preso inizio la storia dell’umanità: come Adamo ed Eva hanno dato origine alla stirpe umana cosi Gesù dà inizio alla nuova storia dell’uomo ma in un medesimo contesto d’amore che è quello nuziale! Riflettendo su questo brano, pericoloso e riduttivo sarebbe soffermarsi sull’argomento matrimonio; molto peggio il fatto di presentare questo col consueto pessimismo con cui oggi se ne parla: qui, invece, siamo ad una festa!

L’amore è davvero una festa che coinvolge, accoglie, raduna quante più persone possibili perché porta in sé una gioia divina talmente grave che la persona da sola non può sopportare. L’amore va sempre condiviso; pena: la sua morte!

All’elemento del vino è attribuito un grande simbolismo da parte di Giovanni; esso è la mediazione portante della festa, è ciò che allieta quel momento e lo fa durare, vivere.

Se il vero amore desidera essere eterno, allora il vino non può mai venir meno: ed è proprio e solo Cristo, che lo rendere inesauribile. Tuttavia, la persona non è passiva spettatrice dei miracoli del Signore; se l’amore è coinvolgimento e relazione, occorre allora che ciascuno si adoperi in quella direzione.

Maria ci suggerisce l’unico modo per collaborare, e poi godere a sua volta, all’amore di Gesù per il mondo: fare quello che ci dice. Tale strategia, lungi dall’essere il nichilismo della nostra libertà, ne esalta invece la sua bellezza e dignità perché solo nell’obbedienza alla Parola si ama come ama Dio: nel dono di sé! —

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