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il caso 

«Mia madre assistita male» La risposta dei sanitari

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L’assistenza agli anziani ammalati rappresenta una delle sfide attuali con cui deve confrontarsi il modello sanitario e di welfare dello Stato italiano e delle sue articolazioni locali. Un lettore ha inviato nei giorni scorsi una lettera alla Nuova Ferrara nella quale lamentava una qualità dell’assistenza non all’altezza da parte di una clinica convenzionata della città, la Quisisana, e dell’ospedale S. Anna, i due luoghi dove è stata ricoverata la madre, una donna di 79 anni residente a Copparo, «invalida grave e assistita da badante convivente da due anni».

«Trascuratezza e superficialità», le accuse rivolte alle due strutture. Ricovero il 22 novembre scorso in ospedale per frattura del femore, arresto cardiaco durante l’intervento, rianimazione, poi il ricovero in Ortogeriatria e il trasferimento alla Quisisana. Nuovo ricovero al Sant’Anna dopo la riapertura di una ferita all’anca («sutura frettolosa?», chiede il lettore). Infine il rientro alla Quisisana «senza risultati significativi» e con un programma di riabilitazione «che non avviene regolarmente».

L’ospedale

«La paziente presenta più patologie contemporaneamente - la risposta del Sant’Anna - e una storia anamnestica tipica di una paziente estremamente fragile». La riapertura della ferita chirurgica, dopo l’intervento subìto all’anca il 22 novembre, «non è dovuta all’esecuzione della sutura in due tempi (prima rapida, per poter mettere la paziente nella posizione corretta ed eseguire il massaggio cardiaco dopo l’arresto cardiaco avvenuto durante l’operazione all’anca, con completamento della sutura a rianimazione avvenuta) ma è una complicanza possibile, in particolare in pazienti fragili che presentano numerose comorbilità». La paziente è stata sottoposta anche «ad una procedura interventiva con posizionamento di nstent medicali». La donna è stata assistita anche per uno «shock cardiogeno» e conseguente ridotta capacità ventricolare. Infine il trasferimento alla Quisisana con indicazioni di proseguimento del ciclo di riabilitazione «in base alla collaborazione della paziente».

la casa di cura

«La paziente - aggiunge la Quisisana - è stata sottoposta anche a terapia antibiotica per una broncopolmonite e ora è in lieve miglioramento. Il piano di riabilitazione ha dovuto tenere conto delle sua condizioni di salute e della sua capacità di collaborare dopo un periodo di cure e trattamenti invasivi e molto intensi». —

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