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Ferrara

il processo 

Quell’allevamento era un incubo Donna accusata di maltrattamenti

Nel maggio del 2017 un blitz della polizia provinciale portò al sequestro di 36 cani, tra volpini e malamud L’Avedev è parte civile

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È accusata di aver tenuto i cani in condizioni pessime, all’interno di un canile non autorizzato. Deve rispondere di maltrattamento di animali una ferrarese finita a giudizio dopo il “blitz” della polizia Provinciale che, nel maggio del 2017, portò al sequestro di 36 cani a Porporana. Un procedimento nel quale l’Avedev, l’associazione che gestisce il canile comunale e riconosciuta come portatrice di interessi, si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Davide Bertasi.

Ieri si è aperto il dibattimento e tra i testimoni è stata ascoltata la veterinaria dell’Asl che constatò le condizioni in cui venivano tenuti i cani. Nell’allevamento non autorizzato mancava perfino l’acqua corrente e i cani erano tenuti nell’incuria e nella sporcizia, tra i loro escrementi. Alcuni non sono riusciti a sopravvivere, altri erano arrivati allo stremo delle forze , altri ancora erano diventati ormai aggressivi e ingestibili. I più “fortunati” erano stati comprati, ma i proprietari molto presto avevano dovuto affrontare costose cure veterinarie per il cattivo stato di salute degli animali, spesso frutto di accoppiamenti tra consanguinei e geneticamente tarati.

Già nel 2014 l’imputata era finita nel mirino della Polizia provinciale, ma un primo controllo nella sua abitazione, pur riscontrando la presenza di ben 14 cani, non aveva trovato elementi tali da giustificare provvedimenti. Nel maggio del 2017 invece il blitz a Porporana aveva portato al sequestro di 36 cani di diverse razze e taglie, tra cui malamud, shetland e volpini di pomerania. I successivi accertamenti di procura, polizia provinciale e servizio veterinario dell’Asl hanno portato a giudizio la donna. —

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