Caserma Bevilacqua Il ricordo degli ebrei che non fecero ritorno
Commemorazione ieri nell’edificio di Polizia di Stato La ricostruzione di quel tragico giorno di deportazione
«Avrei voluto essere qui con voi per ricordare chi nel 1944 passò per questa caserma prima di essere deportato nei lager, avrei voluto che il ricordo fosse del passato ed invece ancora oggi ci sono situazioni e fatti, di persone nostalgiche ed ancora isolate che ci dimostrano la rinascita dell’antisemitismo. Quindi sono qui perché non si ripeta più ciò che nell’indifferenza costò la vita a milioni di persone in maggior parte ebrei».
Andrea Pesaro presidente della Comunità israelita di Ferrara ha chiuso con queste significative parole la manifestazione sulla Giornata della memoria, che ieri mattina si è svolta presso la Caserma Bevilacqua dove un gruppo di ebrei fu recluso prima di partire per un viaggio senza ritorno. Un evento che si ripete ormai da diversi anni, sottolineato nella sua valenza dal questore Giancarlo Pallini che ha comparato la natura dell’edificio che oggi produce sicurezza, con quello che invece fu luogo di sofferenza. «L’attività criminale – ha poi concluso – prende consistenza quando parte dalla considerazione che gli altri siano esseri inferiori, disabili o di altra cultura ed è questo che noi cerchiamo di contrastare».
I ricordi
È Stefano Di Brindisi presidente dell’Ente Palio a raccontare poi una vicenda legata all’applicazione delle Leggi razziali dove protagonista fu suo nonno Angelo, poliziotto nel 1944 in Castello Estense. Lui vide riversarsi nel cortile folle di persone arrestate e destinate ai lager e nonostante il forte rischio che correva ne dirottò 12 nel suo ufficio con qualche scusa facendole sfuggire al rastrellamento; si salvarono tutte ma solo recentemente quando suo padre conobbe un macellaio di via Mayr e di fronte al cognome Di Brindisi risalì al nonno Angelo, la sua famiglia venne a conoscenza di quel piccolo grande atto eroico, che in tanti come lui compirono nel silenzio. Silenzi che altre testimonianze hanno spezzato perché giunte fino a noi grazie alla ricerca di documenti che l’Istituto di Storia Contemporanea sta portando avanti proponendone, ieri attraverso le voci degli studenti di 5A del Dosso Dossi, contenute nelle lettere di chi provò cosa furono le Leggi razziali e le descrisse. —
Margherita Goberti
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