La Nuova Ferrara

Ferrara

POGGIO RENATICO 

Il Consiglio di Stato cambia tutto Le case famiglia restano aperte

Davide Bonesi
Il Consiglio di Stato cambia tutto Le case famiglia restano aperte

Rispedita la sentenza sulla chiusura al Tar, che ora dovrà riaffrontare la questione La proprietà: «Siamo felicissimi per questa vittoria, ormai non ci speravamo più»

2 MINUTI DI LETTURA







Il Consiglio di Stato riapre completamente i giochi. Almeno per ora la casa famiglia “Le tre sorelle” (Anna, Emma e Alice) di vi Cantone a Poggio può continuare regolarmente la propria attività. La decisione finale è stata demandata al Tar, al quale spetta adesso il compito di approfondire la vicenda e capire se la proprietà della struttura ha violato la legge oppure no.

«Siamo felicissimi - si limitano a commentare i responsabili della proprietà –, questa per noi è una vittoria. Ormai non ci speravamo più, significa che un po’ di giustizia c’è in questo Paese».

la vicenda

Si ricorderà che tutto è iniziato prima della scorsa estate, quando l’ufficio tecnico del Comune di Poggio Renatico ha rilevato alcune irregolarità relativamente alla gestione. In particolare, il nodo è sul fatto che le tre strutture sono considerate un unico immobile, mentre per le norme regionali in materia di case famiglia, ognuna deve essere indipendente dalle altre. La proprietà intervenne immediatamente, ma secondo il Comune la soluzione non era idonea, così arrivò la sentenza di chiusura. La risposta fu prima una protesta formale degli ospiti e dei loro familiari (che non vogliono lasciare le case famiglia) davanti al Comune. Il caso finì in Tribunale, con la prima decisione del Tar (lo scorso novembre) di convalida del provvedimento di chiusura. Ma ora il ricorso al Consiglio di Stato dà ragione alla proprietà, lasciando rigirando la “patata bollente” al Tar.

la difesa

«Il Consiglio di Stato ha ribadito che questa vicenda, così come l’intera normativa, va approfondita meglio. Eravamo convinti delle nostre ragioni - spiega l’avvocato della proprietà, Silvia Marzot -, perché gli immobili si trovano sì nella stessa area, ma hanno distinti numeri civici e sono accatastati separatamente e autonomi. L’equivoco sorge dal fatto che in Comune fu ritenuta una unica struttura abitativa e da lì partì la segnalazione. È una questione di carattere urbanistico e basta, viene eccepito nulla sulla bontà del servizio offerto all’interno delle case famiglia. Noi ribadiamo che si tratta di tre edifici separati e distinti fra loro e che, dunque, possono continuare ad ospitare 6 persone l’uno».

il parallelo

E proprio guardando a quanto sta accadendo a qualche chilometro di distanza (si veda la casa famiglia chiusa ad Argenta), resta evidente la necessità di fare chiarezza su questo punto. Perché a fronte di tante irregolarità emerse di carattere igienico-sanitario in strutture che ospitano anziani, alla fine una difformità urbanistica non può essere ritenuta allo stesso modo, col rischio di sbattere fuori delle persone. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google