La Nuova Ferrara

Ferrara

parola alle difese 

«Il crac non esiste Nessun falso o reato Questo processo è solo un paradosso»

Daniele Predieri
«Il crac non esiste Nessun falso o reato Questo processo è solo un paradosso»

Avvocati contro pm e consulenti: «La loro una figuraccia» «Bankitalia e Consob sapevano. Imputati da assolvere»

2 MINUTI DI LETTURA







«Basterà fermarci qui a Ferrara per essere assolti, non fare come il mugnaio di Bertold Brecht andato a Berlino a cercare un giudice giusto. Perchè Carife non doveva fallire, non lo diciamo noi, ma Ignazio Visco, governatore di Banca Italia» dicono i difensori di chi governava Carife nel 2011.

Bravi ma sfortunati

« E se Carife è fallita 4 anni dopo l’aumento di capitale, non è certo per responsabilità di questi bravi, ma sfortunati amministratori»: parlano, parlano e ancora parlano, gli avvocati degli imputati del crac per l’aumento di capitale. In aula ci sono anche due di loro, per la prima volta, Michele Sette e Davide Filippini, due funzionari di Carife accusati di essere stati il braccio destro dei dirigenti (i deus ex machina) per ingannare tutti e far passare l’aumento di capitale con un «gioco d’azzardo», sostiene la procura.

abbaglio della procura

Non ci stanno Giovanni Briola e Dario Bolognesi, anzi ribaltano tutto: «E’ stata la procura ad essersi tratta in inganno». A prendere un abbaglio, nella lettura dei documenti di Banca Italia. Anzi, spiegano «la requisitoria dell’accusa è un paradosso». Per un processo che non si doveva fare, almeno non ora, “solo” sull’aumento di capitale. «Lo avevamo detto ai magistrati, al procuratore (ex, ndr) Cherchi: si doveva celebrare all’interno dell’inchiesta sul fallimento», quella ancora in corso sul dissesto dal 2007 al 2013. «Ma quando mai - spiegano in modo diretto Briola e Bolognesi - si è vista una bancarotta per aumento di capitale, con una ripatrimonializzazione». Ossia, i crac sono causati da denari che escono, non che entrano nelle casse di una banca. «Non c’è nessun nesso, come dice la norma tra l’aumento di capitale e il dissesto, arrivato 4 anni dopo». Analizzano i reati contestati: «Il falso in prospetto, non esiste: il prospetto era compilato in modo corretto, rispettando tracciabilità e trasparenza». E l’aggiotaggio? «Nessun fondamento».

Nulla è stato nascosto

E che dire dell’ostacolo alla vigilanza: «Non è stato nascosto nulla: Banca Italia era lì a stretto gomito (vigilanza rafforzata, per anni, ndr). A Consob è stato riferito tutto». Poi che Banca Italia non abbia parlato con Consob (il buco nazionale dei rapporti tra controllori delle banche), del «giochino di rimpallo sui piani industriali», non è certo colpa di amministratori o tecnici di Carife, ironizzano i difensori. Poi, sul crac, sulle azioni incrociate diventate bancarotta patrimoniale arrivano le parole più forti. Contro i tecnici della procura. Il consulente Iannotta «ha fatto una figuraccia, disintegrato dai nostri consulenti». Blandini, ex commissario Carife, che firma nel 2015 la relazione sulla insolvenza che porterà al crac: «Alle domande se l’aumento di capitale fosse causa o concausa del dissesto ha preferito non rispondere in modo netto». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google