Il reddito di cittadinanza? «Bene, ma un lavoro è meglio»
In coda al Centro per l’impiego: «Avrò i requisiti?». Ma non c’è ancora chiarezza La maggioranza punta più ad un’occupazione che all’assegno governativo
Reddito di cittadinanza? Sì grazie, a patto che si faccia chiarezza sullo scenario confuso che si sta delineando sul decreto più atteso da coloro che dimostreranno di avere diritto al sussidio. E in attesa di febbraio, mese in cui dovrebbe essere disponibile e completo il sito con tutte le informazioni, sull’argomento regna totale disorientamento. Si sa che nella domanda saranno coinvolti i patronati e le Poste successivamente, entrerà in gioco l’Inps, per i controlli incrociati con i comuni. A questo punto, concluso l’iter di accertamento, saranno chiamati in causa i centri per l’impiego. E la “pressione” in via Fossato di Mortara è già forte.
Le misure
Il sussidio, durerà 18 mesi e sarà rinnovabile, verrà riconosciuto, come sappiamo, ai nuclei familiari che possiedono congiuntamente una serie di requisiti, tra cui la residenza in Italia da almeno 10 anni, un valore Isee inferiore a 9. 360 euro, un patrimonio immobiliare, con esclusione della prima casa, non superiore a 30 mila euro, e un patrimonio finanziario che non superi i 6 mila euro. Niente auto intestate nei sei mesi precedenti, no motoveicoli superiori a 250 cc immatricolati per la prima volta nei due anni precedenti, e neanche a dirlo, niente imbarcazioni.
vince il lavoro
Ma tra reddito di cittadinanza e lavoro vince sempre il lavoro. È questo quanto emerso dalle persone che ieri si stavano recando al Centro per l’impiego di via Fossato di Mortara per chiedere disoccupazione o informazioni sul reddito di cittadinanza.
«Il reddito di cittadinanza è valido secondo me, ma non dovrebbe diventare un’abitudine – dice Annarita Fortini – in altri paesi funziona bene, e se cambiassimo mentalità, sarebbe un grosso aiuto per tante famiglie anche in Italia». Roberto Storari ripete come un mantra: «Speriamo che aiuti gli italiani, credo che sia un provvedimento molto valido se gestito con la dovuta cautela; devono essere fatti bene i controlli, solo così potrà aiutare le persone in difficoltà». Per Nicolò Travasoni nulla di fatto: «Sono venuto a chiedere informazioni perché mi interessa capire se avrò i requisiti, ma le informazioni sono ancora frammentarie; anche qui in ufficio mi hanno detto di tenermi informato tramite il sito e la tv; se ben controllato secondo me è un provvedimento ottimo».
Mohammed Tababi, tunisino, ha perso il lavoro dopo sei anni, ed è convinto che un aiuto per chi, come lui, è sempre stato abituato a lavorare, ma non per colpa sua ha perso tutto in un attimo, sia un conforto, soprattutto in un momento particolare in cui c’è sempre meno possibilità di impiego. E anche Alexandre Isipciv, dalla Moldavia sostiene che è sempre meglio lavorare: «Preferisco sempre impegnarmi in un mestiere, faccio un po’ di tutto, ma l’idraulica è la mia passione; ho fatto anche il tirocinio e gli esami e finché non riuscirò ad avere l’abilitazione non mi fermerò. Penso che il reddito di cittadinanza possa servire all’inizio, ma poi sempre meglio un lavoro». Parola d’ordine lavoro anche per Albert Malka, albanese, che ha appena richiesto il sussidio di disoccupazione: «Il reddito di cittadinanza va bene, ma se devo scegliere preferisco avere un lavoro e non un assegno per non lavorare». —
Emanuela De Domenico
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