L’assalto al municipio del febbraio 1945 fa ancora discutere
BONDENO. Una trentina i presenti alla sala 2000 per la presentazione del libro, “I figli non sono della guerra-Il mito delle donne di Bondeno” di Daniele Biancardi. L’autore ha spiegato che il lavoro è ricavato dall’analisi di documenti sull’assalto delle donne al municipio, l’8 febbraio 1945, per bruciare carte annonarie e registri di leva. Nel libro non sono riportare testimonianze orali, ritenute troppo discordanti e diverse.
«Leggendo – ha detto Biancardi – la relazione del compagno Bruno (Giuseppe Ferrari poi sindaco di Ferrara) si indicano in circa 140 le donne presenti. Da una lettera del podesta e dalle relazioni dei repubblichini si parla di 50/70 donne». Nel libro si dice che tra le 7 donne arrestate, quattro furono subito rilasciate, perché ritenute estranee, e non in cambio della libertà del podesta Giuseppe Gulinelli sequestrato dai partigiani e rilasciato su pressione dei residenti di Gavello.
«Dopo 10 anni di silenzio sulla vicenda – ha continuato Biancardi – nel 1955 il regista Renzo Ragazzi fece un cortometraggio sull’assalto al municipio, parlando di 500 donne. Il documentario ha influito nell’amplificare la portata dell’azione. Da qui la domanda se le protagoniste dell’episodio dell’8 febbraio 1945 siano le donne o le comparse del cortometraggio».
Subito le prime reazioni in sala. «Non è bello – ha detto Bracciano Lodi – confondere fiction e realtà. Cambia poco se le donne erano 60 o più. L’azione ha un grande significato storico perché condotta contro i rastrellamenti e la fame e contro il fascismo che era al servizio del nazismo. Non fa onore demolire un’impresa di così alto coraggio».
L’azione diede fastidio al regime: il capo della provincia, Giuseppe Altini, per punire l’atto inflisse una multa di 500mila lire (mai pagata) in ragione di 100 lire per ogni abitante di Montemerlo, Scortichino, Burana, Gavello Ponti Spagna, S. Biagio e Ospitale. Nel dibattito Fabrizio Resca ha detto che la ricerca storica di Biancardi è corretta mentre è stata criticata da Flavio Giovanardi. E sono state riportate le critiche di Lidia Bellotti, unica sopravvissuta delle donne dell’assalto, e di Delfina Tromboni dispiaciuta nel vedere sminuito l’atto di coraggio. Chiarito anche perché nelle motivazioni per nella medaglia di bronzo al valor militare, assegnata al Comune, non figurino le donne: l’onorificenza si basa sui deceduti in combattimento o in rappresaglie. –
Giuliano Barbieri
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google