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Bocconi avvelenati in pineta: «Hanno ucciso la mia Pilù»

Katia Romagnoli
Bocconi avvelenati in pineta: «Hanno ucciso la mia Pilù»

A Lido Volano esche micidiali nell’area verde: episodi avvenuti anche in passato. Lo sfogo del tartufaio: la mia cagnolina è stata assassinata, un gesto orribile

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LIDO VOLANO. Il profumo di sottobosco pervade i sentieri interni alla pineta di Lido Volano dove, di tanto in tanto, si può scorgere il profilo di coppie o di branchi di daini, meno restii alla fuga rispetto al periodo estivo, quando l’area è attraversata incessantemente da turisti. Qui, lungo il sentiero che collega la pineta al Bagno Isa, la scorsa settimana è morto Pilù, una cagnolina di sei anni.

La vicenda

Il meticcio, nato dall’incrocio tra un bracco e un lagotto, è stato ucciso da un boccone killer. A raccontarlo è Lorena Freddi, una residente, che spiega: «In questa stagione la pineta è frequentata da molti cercatori di tartufi – racconta Lorena Freddi –, c’è chi li regala e chi forse ne ha voluto fare un business. Spesso passo di qua e vedo tanti cani liberi. È bene prendere precauzioni e mettere loro la museruola, perché anche in passato si è saputo di gatti avvelenati e so per certo che sono stati trovati anche daini morti. La morte così rapida dell’ultima cagnolina – prosegue la donna – lascia pensare all’uso di un veleno potentissimo, come la stricnina, difficile da reperire. Sicuramente si tratta di farabutti senza scrupoli. Chissà come hanno fatto a procurarsi un veleno micidiale».

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Bocconi avvelenati

Percorrendo il sentiero, si arriva alla recinzione che separa la pineta dalla via della spiaggia, dove la polizia locale ha applicato avvisi con il richiamo alla massima attenzione per chi frequenta la zona, proprio perché «sono stati rinvenuti animali con sintomi di avvelenamento a causa di esche avvelenate».

L’avviso riporta i numeri delle forze di polizia locali, con l’obbligo per i proprietari dei cani di dotare i loro beniamini di museruola. Intanto,Giuseppe "Pino" Passalacqua, tartufaio di Ravenna, in possesso di licenza rilasciata dall’Arci Tartufo, con un nodo in gola ricorda quei tragici momenti, che hanno preceduto la morte atroce della sua adorata Pilù di sei anni, infallibile nella ricerca dei tartufi.

«Mi chiedo come si possa, per invidia, arrivare ad eccessi di tale barbarie e cattiveria – si è sfogato Passalacqua –; chi ha gettato esche avvelenate, portando a una morte atroce il mio cane, non può definirsi appartenente al genere umano. Certi individui si chiamano assassini. Dopo che mi sono accorto che Pilù stava male, ho tentato di tutto per salvarla, anche con acqua ossigenata e sale che porto al seguito. Ha vomitato, me la sono caricata in spalla per tornare alla macchina, ma poi la situazione è precipitata in pochi minuti. Pilù è morta».

Massima allerta

Il cane si trova ora, per accertamenti, a disposizione del Servizio veterinario dell’Asl, che ha sede nella Casa della salute San Camillo.

L’allerta resta massima, perché questo, sino ad aprile è il periodo di raccolta dei tartufi bianchetti (detti anche marzuoli), diffusi nelle pinete dei lidi, ma non di pregio come quelli piemontesi. «Al massimo ci si può pagare una bolletta della luce – conclude Passalacqua – vendendo i bianchetti di pineta, non si diventa certo ricchi. La mia Pilù era un capolavoro. L’invidia è una brutta bestia». —

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