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Lo sciopero dei lavoratori di Salus e Quisisana «Abbiamo stipendi bassi rispetto al pubblico»

Emanuela De Domenico
Lo sciopero dei lavoratori di Salus e Quisisana «Abbiamo stipendi bassi rispetto al pubblico»

Presidio ieri degli operatori della sanità privata che chiedono più diritti Lo slogan: non alimentate conflitti perché grazie a noi fate profitti 

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la vertenza

«Non alimentate conflitti perché è grazie a noi che fate i vostri profitti». È solo uno degli striscioni creati dai lavoratori delle strutture private ferraresi “Salus” e “Quisisana”, sul piede di guerra per rivendicare il diritto al nuovo contratto, ma, soprattutto ad avere lo stesso trattamento dei colleghi impiegati nel settore pubblico.

Lo sciopero si inserisce nel contesto della mobilitazione regionale dei lavoratori del comparto sanità privata, da 12 anni bloccati con la trattativa per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro che, avviata da oltre un anno, procede a rilento e senza risultati.

Le rappresentanti sindacali, Erika Salvioli, Fp Cgil, e Sonia Uccellari, Cisl Fp, presenti ieri al presidio davanti ai cancelli delle due strutture, non hanno dubbi e compatte sostengono che «i cittadini devono pretendere la stessa qualità assistenziale di quella erogata nel settore pubblico; l’obiettivo principale, oltre al rinnovo, è di uniformare finalmente, salari e diritti, tema scottante questo visto che parliamo di realtà che hanno utili ma che non muovono un passo verso i lavoratori».

Figli di un dio minore

Gli operatori della casa di cura Salus e della Quisisana si sentono figli di un dio minore, ignorati dalle istituzioni e sfruttati dai datori di lavoro, pur essendo in accreditamento con il pubblico.

«Le mansioni sono più onerose, i turni sono più faticosi e gli stipendi sono nettamente più bassi, il minutaggio assistenziale nel pubblico è più alto, da noi più basso», è questa la sintesi che un’operatrice fa delle sue mansioni. Ci sono insomma troppe disparità tra i due settori, che sulla carta, dovrebbero essere equiparati.

I numeri sono alti. Si parla di circa 200 impiegati tra infermieri, operatori sociosanitari, amministrativi, tecnici, tutti compatti nel dire che non si taglia la qualità dei servizi, ma soprattutto che non si possono applicare contratti che non hanno nulla a che fare con la sanità e con i livelli di assistenza. Gli hashtag della manifestazione sono sostanzialmente tre, e sintetizzano perfettamente cosa si vuole far risaltare con questo sciopero: contatto subito, stop dumping e regole chiare.

Quanto all’ultimo punto, le regole chiare sono invocate per creare occupazione stabile e regolare le dotazioni organiche superando l’inaccettabile concetto dei minuti assistenziali giorno per giorno.

«Bisogna garantire la qualità del nostro servizio sanitario regionale, la sicurezza delle cure e delle persone che lavorano». Sanità privata in rivolta, quindi, nella speranza che la mobilitazione possa finalmente focalizzare l’attenzione sul fatto che se due operatori fanno lo stesso lavoro, uno nel pubblico e l’altro nel privato, conseguentemente dovranno anche avere gli stressi diritti e il medesimo salario. Durante i due presidi, sono stati realizzati anche dei flash mob, per riuscire a dare maggiore slancio a quella che è la protesta di uomini e donne che altro non vogliono che svolgere bene il proprio lavoro, tutelati e pagati equamente. –

Emanuela De Domenico

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