Anziani che vivono soli La soluzione si chiama co-housing sociale
I sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil insieme alle organizzazioni degli inquilini e assegnatari Sunia, Sicet e Uniat avviano un confronto con Acer e i Comuni ferraresi sul tema dell’abitare sociale e degli anziani, e presentano un documento con i punti salienti da discutere.
È ormai un dato di fatto il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento di persone anziane che vivono sole, e diventa impellente la necessità di gestire questa situazione con «un ripensamento – scrivono i sindacati nel documento – e una riprogettazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica destinati agli anziani». «Sono loro infatti – afferma Paola Poggipollini (Uniat) – una delle parti più fragili dell’utenza Acer. E per loro vogliamo discutere di temi come canoni calmierati, e manutenzione degli alloggi. Perché se questa manca, come è stato negli ultimi vent’anni, a risentirne maggiormente è soprattutto quell’ipotetico anziano con problemi di deambulazione che, abitando al terzo piano senza ascensore, rischia di rimanere relegato in casa».
Fra i temi prioritari da discutere poi con Acer e Comuni, i sindacati propongono progetti di edilizia sociale e cohousing, che sarebbero finanziabili con fondi regionali ed europei e che consentirebbero alle persone anziane anche di sentirsi meno sole, vivendo all’interno di insediamenti abitativi con spazi comuni e destinati all’uso collettivo. «Ci sono problemi di risorse economiche – è la constatazione di Franco Stefani (Spi-Cgil) – Ma si deve fare di più per quanto riguarda le diverse forme dell’abitare e del cohousing in particolare». I sindacati chiederanno inoltre una valutazione dell’impatto dei nuovi canoni Acer sulle famiglie assegnatarie; proporranno il coinvolgimento degli anziani attivi in progetti di piccola manutenzione del proprio alloggio; suggeriranno che studenti e immigrati possano essere ospitati nelle case degli anziani che si renderanno disponibili; chiederanno maggiore tempestività degli interventi di manutenzione; proporranno l’avvio di progetti di integrazione degli inquilini e degli assegnatari stranieri tramite una mediazione culturale che faccia superare diffidenze e chiusure.
Tutto questo perché «quello della casa è un grande problema – sottolinea Milena Grassi (Sicet) – ma non basta avere un tetto sulla testa, deve esistere una dignità dell’abitare». —
Giovanna Corrieri
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