Scrivono su Facebook «riaprite i forni», nei guai anche un codigorese
Adesso dovranno rispondere di odio razziale
CODIGORO. «Riaprite i forni crematori». «I proiettili costano 20 centesimi». «Lamette e sale in pubblica piazza». «Facciamoli annegare in mare». E, ancora, foto di un Adolf Hitler sorridente o dei cancelli di Auschwitz, con tanto di giochi di parole sulla scritta “Il lavoro rende liberi”. . Sono solo alcune delle decine di frasi e delle immagini apparse sulla pagina di un gruppo Facebook che parla e racconta la vita di Formigine con migliaia di iscritti. Erano tutte riferite ai richiedenti asilo e alle persone di colore in genere, che hanno portato la polizia municipale di Formigine, coordinata dalla Procura di Modena, a denunciare in tutto sette persone: sei uomini e una donna. Tra cui un uomo di Codigoro.
IL CAPO D’ACCUSA
Dovranno rispondere di odio razziale per l’articolo 604 bis del codice penale che prevede “la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
I POST
Non è stato semplice risalire agli autori dei post. I responsabili sono tutti incensurati e hanno tra i 30 e i 50 anni. Sono piccoli artigiani o liberi professionisti. Residenti a Formigine, ma ci sono anche un ferrarese di Codigoro, dei bolognesi e un modenese. Alla notizia di essere indagati hanno reagito con estremo stupore, sono rimasti spiazzati. Mai si sarebbero aspettati di essere al centro di un’inchiesta per aver utilizzato Facebook.
Alcuni di loro si sono scusati, spiegando che le loro frasi erano scritte con impeto, di pancia, senza ragionare troppo. Ciò non ha evitato la denuncia e un eventuale rinvio a giudizio per quelle frasi che spesso e volentieri venivano scritte a commento di fatti di cronaca nera. Più in generale le frasi più gravi avevano chiari riferimenti al nazismo, alla Shoah e ad Adolf Hitler, da qui il capo d’imputazione per propaganda sull’odio razziale o etnico. —
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