«Dovevo sdraiare Ravaglia e Verri Fabbri mi minacciò e allora l’ho seccato»
Tra verità e bugie, racconto in videoconferenza dalla Spagna La figlia della guardia ecologica: «Non è pentito, lo odio»
Sparò per difendersi, dice, mentre uccideva Valerio Verri e riduceva in fin vita Marco Ravaglia. Perché erano poliziotti: «Per lui erano dei nemici, non posso che odiarlo – dice Francesca Verri, la figlia della guardia ecologica uccisa – non è pentito, è convinto di ciò che ha fatto contro mio padre, contro tutti gli altri».
Era più che capace
«Almeno – prosegue – ha dato prova che era più che capace di intendere e volere». Igor Vaclavic/Norbert Feher lo ha dimostrato ieri in tribunale a Bologna, interrogato per due ore in videoconferenza dalla Spagna dove è in carcere per tre omicidi spagnoli: tanto è bastato per bocciare la perizia psichiatrica chiesta dalla sua difesa, bastano quelle spagnole che dicono che è un criminale che sapeva di uccidere.
In due ore, Igor racconta le sue verità e le tante bugie che non aiutano a far luce sui tanti coni d’ombra. Racconta di aver sparato contro Ravaglia perché lo vide con la pistola. Poi contro Verri senza guardare se era armato, perché «per me – le parole di Igor – era un poliziotto pure lui e dovevo sdraiare tutti e due». Sdraiare, stendere a terra, uccidere. Senza lasciar loro scampo. «Mi ha fatto male, quando ha parlato di questo» riflette Marco Ravaglia, agente di Polizia provinciale che ancora oggi vive sul suo corpo i postumi dell’agguato dell’8 aprile 2017 nel Mezzano. «Non mi aspettavo la frase quando ha detto che aveva deciso di “sdraiarci”: aveva già programmato la nostra morte». Addirittura Igor racconta che non voleva uccidere Davide Fabbri, il barista di Budrio freddato la sera dell’1 aprile 2017: era andato là – così ha spiegato – non per una rapina ma per riscuotere un credito di 10mila euro, per conto di qualcuno di cui non fa nome: «Mi diedero la foto di Fabbri e avrei avuto 1.000 euro e alcune pistole». Invece, dentro il bar, Igor dopo esser stato disarmato del fucile da caccia, sparò e uccise Fabbri: «Dovevo schiacciare tutto quello che avevo davanti – ha spiegato – Mi sono sentito minacciato, ho tirato fuori la seconda arma e l’ho seccato».
ho seccato il barista
I poliziotti sdraiati, il barista seccato. Racconta anche ciò che dice di non aver fatto: «Non c’entro con la prima rapina», il 30 marzo, quella di Consandolo al metronotte Piero Di Marco. Nemmeno nell’omicidio di Salvatore Chianese, dicembre 2015 a Ravenna, per cui è indagato. Anzi beffardo dice: «Se poi vogliono darmi tutti gli omicidi che non risolvono! ». Sprezzante, tranquillo, risponde in modo chiaro perfetto, persino troppo tecnico. «Ma ha voluto dire solo quello che gli pareva», commenta Francesca Verri. «Me l’aspettavo dicesse fesserie, ero pronto a guardarlo in faccia, mi avevano preparato», dice Ravaglia alludendo al supporto avuto per affrontare l’uomo da cui scampò fingendosi morto. Lo ritroverà alla prossima udienza del 25 marzo, in aula, giudizio abbreviato: quando per Igor la procura non potrà non chiedere due ergastoli. –
Daniele Predieri
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