Via il numero chiuso a Medicina, le matricole sono divise
Paura sovraffollamento e stangate agli esami
[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.17709376:Video:https://video.gelocal.it/lanuovaferrara/locale/via-il-numero-chiuso-a-medicina-studenti-preoccupati/106128/106616]]
FERRARA. In attesa di sostenere il terribile esame di Fisica che alcune matricole di Medicina commentano, un po’ scettiche, le sperimentazioni che il rettore Giorgio Zauli si propone di avviare: a fianco del test d’ingresso, l’apertura a 600 matricole con l’obbligo di mantenere il “27” nel primo semestre, con l’alternativa di ripiegare in Biotecnologie mediche.
Giusto, però...
«Giusto... però» è il commento dei più, ma non mancano prese di posizione più nette, come quella di Simone Ravalli che, scuotendo l’indice, esprime un secco “no” : «Non sono assolutamente d’accordo perché penso che i posti chiusi abbiano un senso». Altra “pecca” della sperimentazione, secondo il ragazzo, riguarda l’obbligo di mantenere la media sul 27: «Gli esami sono difficili».
Concorde Matteo Cariani: «Il fatto di dover mantenere una media così alta renderà inevitabilmente meno sereni gli studenti». Di altro avviso Viviana Ghesini secondo la quale la questione della media «potrebbe premiare chi veramente ha desiderio di proseguire su questa strada». Non convince la studentessa il test psico-attitudinale visto come «un metodo meno equo rispetto al tradizionale test d’ingresso. In generale penso che l’idea del numero aperto sia buona».
C’è poi lo spettro che l’apertura possa trasformare Medicina in una sorta di nuova Biotecnologie, con un numero di studenti tale da inficiare le lezioni: «Nonostante reputi giusta l’apertura – spiega Enrico Masi – credo che ci sarà un problema di logistica». «Seicento persone – è la riflessione di Martina Tappi – sono davvero tante», «io non credo che ci saranno problemi – ribatte Viviana Ghesini – Anche perché il primo semestre non prevede laboratori».
Cambiare “sopra”
Felice della proposta di apertura, sebbene con qualche riserva, Sofia Bortolotti: «Sono d’accordo, i posti ora sono pochi e la difficoltà del test fa sì che spesso non si entri al primo tentativo. Inoltre non sempre durante la scuola superiore si riesce a prepararsi adeguatamente da soli e i corsi in preparazione del test sono costosi. Ma è necessario garantire un certo livello di didattica. Bisogna poi considerare che i posti nelle specializzazioni sono pochi, così se si decide di aprire “sotto” qualcosa deve cambiare anche “sopra” ». —
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
