Fusari, nomi e simbolo «Noi contro la rabbia»
Si chiama Ferrara Civica la lista che Roberta Fusari guiderà nella sua corsa a sindaco. Nome standard, che anticipa tutti i potenziali concorrenti (in particolare Piero Giubelli, che oggi si presenta, e Giorgio Ferroni), e riferimenti al “messaggio” della candidata, nella forma ovale «che sembra un abbraccio» e nel colore arancione scelto a suo tempo da Giuliano Pisapia. E dietro la lista hanno fatto capolino dei volti, «si tratta di persone che hanno deciso di darmi una mano, una volta uscita la mia candidatura - ha detto l’attuale assessore all’Urbanistica - Non hanno mai fatto politica e non è detto che entrino in lista». Ieri ha parlato Elena Righetti, «il cambiamento che i ferraresi giustamente esigono non può essere in questo momento portato avanti da nessuno dei partiti esistenti. Bisogna coinvolgere forze nuove e fresche, recuperare i tanti delusi, compattare chi già sta provando o vorrà provare l’esperienza dell’attivismo». Altri aderenti: Manfredi Patitucci, Andrea Peggio, Lorenzo Bergamini, Maco Mari e Maura Gandini.
Fusari sta facendo un giro delle frazioni, «li chiamo paesi perché tutti hanno una piazza, una chiesa, una comunità»: domani sarà a Cona e Contrapò. Qual è la reazione delle persone? «Mi metto in un bar, in un angolo, e comincio a parlare di me e del mio programma - racconta l’assessore - In genere trovo persone arrabbiate aggressive, a Francolino un signore in piedi aveva cominciato con toni forti: poi parlando ci siamo spiegati e alla fine è stato il primo ad iscriversi nella mia mailing list. In via Krasnodar ero stata al mercato e anche lì le signore arrabbiate con il sindaco per le buche, la sicurezza... Ma dove signora, qui? No, in Gad, mi rispondevano. Alla fine è venuto fuori che le persone si sentono sole, magari il figlio non trova lavoro e le loro fragilità emergono. Per questo il rapporto con le persone, chiamiamolo partecipazione, è uno dei miei punti fermi». Il sindaco, è l’idea di Fusari, in quest’ottica è anche «il portatore d’interesse dei cittadini nei confronti dei poteri forti, di colossi come Hera con i quali bisogna comunque instaurare rapporti costruttivi».
L’altro è la sostenibilità: «Come negli anni Ottanta è stata lanciata l’idea della città d’arte e cultura, oggi bisogna diventare attrattivi sui temi della sostenibilità, che per i cittadini significa salute. Ci sono filiere produttive importanti, a partire dal turismo ambientale, e dopo il 2020 diventerà possibile candidarsi a capitale verde d’Europa (quest’anno è Oslo, l’anno prossimo Lisbona)». —
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