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«Cerchiamo molecole amiche per curare il tumore al seno»

Gi. Ca.
«Cerchiamo molecole amiche per curare il tumore al seno»

Il team di ricerca del professor Stefano Volinia fra laboratorio e bioinformatica  Il ricercatore è tra i docenti di Unife più citati al mondo per gli studi che ha svolto 

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Nel 2016 il tumore al seno ha causato in Italia 12.760 vittime, 986 in Emilia Romagna e 86 a Ferrara (85 donne e 1 uomo). Molti team di ricerca nel mondo sono al lavoro per elaborare diagnosi sempre più precoci e per affinare le terapie esistenti o scoprirne di nuove e più efficaci.

in campo al “Cubo”

Tra questi c’è il gruppo diretto dal professor Stefano Volinia, bioinformatico dell’Università di Ferrara, che nella lista di Clarivate Analytics, società statunitense specializzata in analisi condotte in ambito scientifico, compare tra i 6.078 ricercatori internazionali più citati per l’autorevolezza e affidabilità dei loro studi.

Il suo curriculum lo posiziona anche «tra i circa 400 ricercatori in Medicina Clinica più citati al mondo» con un H-Index (l’indice che valuta l’impatto di un ricercatore sul mondo scientifico in base al numero dei lavori prodotti e al numero di citazioni) di 89, secondo il motore di ricerca scientifico Google Scholar. Volinia, 54 anni, ferrarese, studi di inizio carriera a Londra, al Cancer Research UK e al Ludwig Institute for Cancer Research, poi negli Stati Uniti, si è specializzato in bioinformatica e lavora al “Cubo” (ex Sant’Anna).

Assieme a un gruppo di giovani collaboratori insegue in laboratorio molecole, enzimi, proteine e geni che possono sbarrare la strada o, al contrario, favorire l’azione delle cellule che innescano i processi cancerogeni. Il lavoro che condivide con la sua equipe (Fabio Corrà, Yavuz Çakır, Joseph Cook, Valentina Mancini, Francesca Crudele, Chiara Agnoletto e Linda Minotti) si muove su un doppio binario: acquisire le conoscenze per poter anticipare la diagnosi e contribuire a migliorare l’esito delle terapie “ritagliandole” su un particolare paziente.

agenti misteriosi

«Il cancro al seno oggi è curabile ma in circa un quinto dei casi l’impatto della cura presenta problemi. I tumori – osserva Volinia – più sono “giovani” più sono omogenei, presentano quindi meno mutazioni. Così è più facile attaccarli e ottenere una regressione».

Il campo di interesse del pool di ricerca segue le tracce di centinaia di geni che sono figli “anomali” del Dna: gli Rna non codificanti e gli Rna circolari. Molti di questi “micro-agenti” rappresentano un rebus per la scienza.

«Potrebbero intervenire sui meccanismi che innescano o ostacolano l’azione dei fattori cancerogeni – precisa Volinia – La bioinformatica è utilissima per incrociare le conoscenze che abbiamo sui singoli fattori e sulle loro funzioni. L’esito di un campione istologico può essere consultato da altri scienziati in tutto il mondo, da queste analisi e confronti possono scaturire indicazioni importanti per individuare la funzione cancerogena o inibitoria di geni, proteine e molecole. Studi che possono indirizzare la ricerca farmaceutica accelerando la messa a punto di terapie personalizzate. Percorsi lunghi: i farmaci di oggi utilizzano conoscenze acquisite dalla ricerca 15-20 anni fa». –

Gi. Ca.

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