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Ortofrutta, la produzione è in aumento Dal kiwi alle mele, Italia leader in Europa

Ortofrutta, la produzione è in aumento Dal kiwi alle mele, Italia leader in Europa

Il presidente Bruni (Cso) : «Cresce il consumo interno, ma le esportazioni non procedono ancora a pari passo»

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L’Italia oggi rappresenta insieme alla Spagna il principale produttore europeo di ortofrutta. L’offerta nel 2018 si è aggirata su oltre 24 milioni di tonnellate, +2% sullo scarso 2017, in media rispetto ai volumi prodotti del periodo 2012-2016. Generalmente la produzione ortofrutticola si distribuisce in frutta per il 40% del totale e ortaggi comprensivi di legumi per il 60% del totale. A fornire i dati è Cso Italy.

I primati italiani

«L’Italia – spiega il presidente Paolo Bruni – vanta diversi primati anche in riferimento alle diverse specie ortofrutticole. È primo produttore europeo di kiwi, con un potenziale in grado di avvicinarsi alle 600.000 tonnellate, secondo per importanza solo alla Cina a livello mondiale; l’Italia detiene la leadership a livello europeo anche per le mele destinate al consumo fresco, con una produzione che raggiunge i 2,3 milioni di tonnellate. Non è da meno la produzione di pere, che con circa 750.000 tonnellate, colloca il nostro Paese al primo posto in ambito europeo. Altra eccellenza del Made in Italy è l’uva da tavola con un’offerta annua di oltre 900.000 tonnellate. L’Italia rimane il primo produttore dell’Ue anche per albicocche e nocciole che mostrano un’offerta crescente negli anni recenti. In termini di agrumi siamo di fatto l’unica alternativa in Europa alla Spagna. Ottimo posizionamento a livello europeo anche per la categoria ortaggi in generale, con l’Italia che si pone ai vertici in Europa assieme a Spagna, Germania e Polonia. In particolare deteniamo il primato produttivo per il pomodoro (quasi 6 milioni di tonnellate tra prodotto destinato al fresco e per la trasformazione), così come per carciofi, melanzane, funghi, radicchio e zucche. Buon posizionamento anche per il melone».

«L’Italia – continua Bruni – vanta anche un primato qualitativo, troppo spesso trascurato: sulla base degli ultimi dati del Ministero della Salute, praticamente il 100% della produzione italiana di ortofrutta è risultata rispondente ai requisiti di salubrità imposti dall’Europa, contro una media, che seppur contenuta, vede l’1,6% dei prodotti europei non conformi. Le 112 denominazioni Dop e Igp italiane che riguardano i prodotti ortofrutticoli sono un’ulteriore testimonianza della qualità delle nostre produzioni, legata alla territorialità. Gli acquisti al dettaglio di ortofrutta delle famiglie italiane si aggirano attorno a 8,5 milioni di tonnellate, con una tendenza all’incremento iniziata dal 2014, dopo un periodo di grossa contrazione. Il 2018 sembra confermare il trend di crescita, segnando da gennaio a novembre un +3% rispetto allo stesso periodo del 2017. Gli acquisti di frutta si posizionano su 4,6 milioni di tonnellate, anch’essi in tendenziale crescita dal 2014, con aumento dell’1% nel 2018, mentre gli acquisti di ortaggi, recentemente sui 3, 8 milioni di tonnellate, segnano da gennaio a novembre 2018 un ottimo +5% sul 2017. Il buon andamento di questi ultimi anni non è però ancora sufficiente a recuperare quanto è stato perso dall’inizio degli anni duemila, quando in Italia venivano acquistate all’incirca 9, 5 milioni di tonnellate di ortofrutta».

Una riflessione che impone da una parte nuove strategie per continuare a recuperare il mercato interno, in termini di promozione, valorizzazione e giuste sinergie fra tutta la filiera ortofrutticola in grado di rendere sempre più competitiva l’ortofrutta italiana. È però anche necessario - ragiona Bruni - sviluppare maggiormente l’export ortofrutticolo italiano. L’Italia esporta mediamente circa 3,9 milioni di tonnellate e il trend di lungo periodo evidenzia un lieve aumento. Il valore medio delle esportazioni si avvicina a 4,2 miliardi di euro. I dati parziali del 2018 (aggiornati al mese di ottobre) indicano un calo dell’export dell’11% sullo stesso periodo 2017, con circa 2,8 milioni di tonnellate. Per contro il valore nello stesso periodo scende solamente del 5% con quasi 3,3 miliardi di euro, a testimonianza del riconoscimento del valore della produzione italiana.

Export da valorizzare

«A fronte quindi di un consumo interno che recupera ma non sufficientemente - valuta il presidente Cso - l’export non è cresciuto di pari passo alla diminuzione della domanda interna. C’è bisogno di maggiore slancio e soprattutto di maggiore supporto allo sviluppo dell’export italiano; non vanno dimenticati i danni conseguenti all’embargo russo, a cui tutt’oggi non è stata trovata soluzione. La presenza di Cso Italy a Fruit Logistica di Berlino va necessariamente in questa direzione». —

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