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«I giovani fumano, generazione a rischio Contro il tumore screening e stile di vita»

Gi.Ca.
«I giovani fumano, generazione a rischio Contro il tumore screening e stile di vita»

Oncologi, ricercatori, dirigenti della sanità: senza un impegno individuale sulla salute la prevenzione di massa meno efficace 

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«Non fumare». La prima delle 12 regole riunite nel “Codice europeo contro il cancro” è probabilmente una delle più disattese, in particolare dai giovani, possibili e sempre più probabili bersagli in futuro degli agenti che aprono la porta dell’organismo all’ingresso e allo sviluppo del cancro.

Ieri, nella Giornata mondiale dedicata alla lotta alla malattia e alle sue mutevoli forme, l’allarme è risuonato nella saletta della Lilt (Lega Italiana Lotta ai Tumori) dove sono stati riuniti esperti che operano nel campo statistico, della ricerca, della diagnosi e terapia oncologici. A chiamarli a raccolta il presidente di Lilt Ferrara, Sergio Gullini, che ha lanciato il leitmotiv della conferenza: «È sicuro che ognuno di noi può fare qualcosa per prevenire i tumori, a partire da un corretto stile di vita».

Spirali pericolose

«Purtroppo oggi il fumo è diffusissimo fra i più giovani, fra le ragazze con una frequenza in crescita rispetto agli adolescenti di sesso maschile - ha evidenziato il direttore generale dell’Asl, Claudio Vagnini - Da anni stiamo lavorando sulla prevenzione collettiva e forse possiamo fare di più e meglio. Ma non potremo migliorare di molto i risultati se il cittadino non si impegnerà in prima persona, individualmente. Tra i giovani il fumo, compreso quello passivo, come l’obesità e la scarsa conoscenza dei meccanismi di trasmissione delle malattie sessuali, a cominciare dall’Aids, stanno esponendo una generazione intera a rischi gravissimi».

Stefano Ferretti (Registro Tumori Ferrara) ha fatto un giro d’orizzonte sulla prevenzione di massa: lo screening del tumore alla mammella ha portato «a un calo della mortalità dell’1,6% in Emilia Romagna. Qui è stata rilevata la più alta sopravvivenza al carcinoma, il test sta facendo emergere lesioni più precoci, con più alte possibilità di remissione».

Una curva in discesa

Lo screening per il cancro al collo dell’utero ha consentito di ridurre a un centinaio all’anno, in regione, i pazienti più critici. « Negli ultimi 4-5 anni - ha precisato Ferretti - a Ferrara abbiamo avuto solo due casi gravi di cancro alla cervìce. Nel Nord Africa è tra le prime cause di morte». L’adesione allo screening per il tumore al colon retto, ha proseguito il ricercatore di Unife, «deve essere innalzata, oggi supera di poco il 50%, ma il test ha abbassato la mortalità del 30%, il che significa 300 tumori in meno all’anno in Emilia Romagna e un calo del 25-30% delle forme avanzate, più difficili da trattare. In regione esiste anche un programma di valutazione del rischio familiare del cancro al seno: si compila un questionario al momento dello screening e nel 3% dei casi si viene indirizzati a un centro Asl per l’eventuale consulenza genetica e per l’avvio di un piano di sorveglianza». —

Gi.Ca.

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