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Omicidio di Aguscello, gli ergastoli sono definitivi

Alessandra Mura
Omicidio di Aguscello, gli ergastoli sono definitivi

La Cassazione ha confermato le condanne a Constantin Fiti e Patrick Ruszo. Marco Tartari, fratello della vittima, alla lettura non ha trattenuto le lacrime

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FERRARA. «Una vittoria per la giustizia, spero che serva a evitare altre tragedie». Non è riuscito a trattenere le lacrime, Marco Tartari, sentendo i giudici della Cassazione confermare gli ergastoli a Patrick Ruszo e Constantin Fiti per l’omicidio del fratello Pierluigi, ucciso nel settembre del 2015 nel corso di una tragica rapina. Condanne definitive, dunque, come i trent’anni inflitti in abbreviato a Ivan Pajdek, il capo della banda che picchiò, derubò, legò e lasciò morire il pensionato di Aguscello in una casa abbandonata a Fondo Reno.

Ricorso inammissibile

La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dalle difese, confermando il massimo della pena e le aggravanti già riconosciute nei due precedenti gradi di giudizio, tra cui quella della crudeltà: «Siamo soddisfatti che sia stata confermata questa aggravante. La vicenda si chiude, con due ergastoli, e le proclamazioni di innocenza di Fiti (l’unico a non aver mai confessato, ndr) sono definitivamente tramontate di fronte a prove schiaccianti», ha commentato l’avvocato di parte civile Eugenio Gallerani, ieri al fianco di Marco e Rita Tartari, fratello e sorella della vittima. La Cassazione ha confermato anche il risarcimento di 150mila euro per ciascuna delle parti civili, così come il danno al Comune di Ferrara, costituitosi con l’avvocato Giacomo Forlani per l’inquietudine e il profondo turbamento che la tragedia di Tartari aveva arrecato a tutta la comunità.

La solidarietà

A fianco di Marco Tartari, per offrirgli conforto, c’era anche il l’ex calciatore Sergio Brio, difensore della Juve tra gli anni Settanta e Ottanta e ammiratore di Marco Tartari quando militava a Taranto e Brio, ancora ragazzino, faceva il raccattapalle. «Quando ha saputo dell’omicidio di mio fratello si è messo in contatto con me per esprimermi solidarietà, e a questa udienza così importante non ha voluto mancare», spiega Marco.

Intanto l’avvocato Patrizia Micai, difensore di Ruszo, valuta il ricorso alla Corte di Strasburgo: «Potevano essere considerate le attenuanti di aver collaborato con gli inquirenti, e anche il fatto che era un ragazzo di 19 anni con problemi psicologici e una situazione estremamente degradata». —

Alessandra Mura

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