Trivelle bloccate Ricerche di idrocarburi sospese per 18 mesi
Col dl Semplificazioni stop a indagini in sei siti nel Ferrarese Soddisfatto il M5s: «Un freno allo scempio del territorio»
PORTOMAGGIORE. Quando il decreto Semplificazioni verrà trasformato in legge (c’è già stato il Sì del Senato) venticinque tra permessi già rilasciati e nuove istanze di prospezione e di ricerca di idrocarburi nel sottosuolo dell’Emilia Romagna saranno sospesi.
Sei di questi si trovano in provincia di Ferrara: Portomaggiore, Ponte del Diavolo (tra Voghiera e Malborghetto), Podere Gallina (tra Ferrara, Voghiera e Portomaggiore), Corte dei Signori (tra Massa Fiscaglia e Lagosanto), Jolanda di Savoia e La Prospera (tra Corlo e Coccanile). Siti su cui la battaglia NoTriv negli scorsi anni era stata molto decisa, ancora con più forza dopo il terremoto del maggio 2012, paventando legami fra attività estrattive, prelievi geotermici e stoccaggio di idrocarburi da una parte e attività sismica dall’altra. Criticando, inoltre, un approccio economico basato su fonti non rinnovabili.
il compromesso
Sulle trivelle (anche se queste, in realtà, non intervengono nella fase di analisi, il carotaggio, che precede le attività di estrazione o sviluppo del giacimento) nelle scorse settimane c’è stata una discussione molto animata tra Movimento Cinque Stelle e Lega. Alla fine si è trovato un compromesso tra le due forze politiche di maggioranza.
L’intesa raggiunta sospende per un periodo di 18 mesi, in attesa dell’adozione di un piano nazionale, le ricerche di idrocarburi. In assenza tuttavia di questa “road map”, procedimenti e istanze di permesso riprendono efficacia “entro 24 mesi” quindi nei fatti i tempi si allungano fino a due anni.
Va aggiunto che il compromesso raggiunto fa salvi i diritti sulle “concessioni di coltivazioni”, ovvero sull’attività di estrazione già avviata, ma moltiplica per 25 volte i canoni di concessione che il M5s avrebbe voluto aumentare di 35 volte.
«retaggio del passato»
«Un risultato importante che pone un freno allo scempio del nostro territorio legato a combustibili fossili, retaggio di un passato da lasciarci alle spalle». Esulta il Movimento Cinque Stelle per il primo, parziale via libera parlamentare al decreto, con i senatori Gabriele Lanzi e Maria Laura Mantovani. Lo stop ai permessi di ricerca, sostengono i pentastellati, «ci permetterà di riavvicinare lo Stato, fino ad oggi troppo distratto e interessato alle necessità di pochi, a tutti i cittadini».
«Insistere sulle ricerche e le estrazioni di idrocarburi – aggiunge il consigliere regionale Andrea Bertani – non è seria politica economica o ambientale o energetica, ma semplicemente archeologia industriale, dalla quale non verrà un euro di fatturato o un posto di lavoro in più». —
Fabio Terminali
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