Omicidio Tartari. Adesso mamma Rosy rischia il processo
Indicata dai giudici come basista dell’assalto ad Aguscello. Per lei concorso in rapina, falsa testimonianza e ricettazione
FERRARA. L’ultima sentenza è di martedì scorso: due ergastoli a Patrik Ruszo e Costantin Fiti confermati dalla Corte di Cassazione, per l’omicidio di Pier Luigi Tartari, il pensionato 70enne rapinato in casa sua ad Aguscello nel settembre 2015, e poi abbandonato in un casolare a Fondo Reno, moribondo dove morì e venne fatto trovare dopo tre settimane in condizioni pietose.
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Tutte pene definitive
Il caso giudiziario sull’omicidio è dunque chiuso: i tre imputati sono ora “assassini”, perché le pene inflitte definitive, oltre che ai due ragazzi poco più che ventenni, anche per Ivan Pajdek condannato a 30 anni di carcere. Il caso però non è del tutto chiuso: resta il “buco nero” della vicenda, il ruolo della madre di Patrik Ruszo, Sivakova Ruzena, detta mamma Rosy, che lavorava coma badante nella casa attigua a quella di Tartari. Per i giudici della Corte d’assise di Ferrara - come scrissero nei loro atti - era stata lei la basista della rapina della sera del 9 settembre in casa di Tartari. Per questo gli atti furono trasmessi alla procura per valutare «il suo possibile concorso nell’ideazione della rapina», mentre venivano date indicazioni precise sui reati di falsa testimonianza e ricettazione.
Mi ha rovinato la vita
Lei, mamma Rosy, negli atti e in aula, quando testimoniò, urlava che il figlio Patrik Ruszo le aveva «rovinato al vita»: ora dovrà fare i conti con un processo che la vedrà imputata di questi reati. La valutazione ora, con le carte definitive della Cassazione, spetta alla procura che dovrà valutare le indicazioni dei giudici: secondo loro, fu mamma Rosy a suggerire (istigare?) alla banda di Pajdek e suo figlio la villetta dove fare la rapina: perché Tartari aveva una cassaforte e lì, si poteva fare «un buon bottino». Non a caso, lei stessa venne scoperta ospitare Pajdek e il figlio nella casa dove lavorava come badante, lei custodiva la refurtiva dei furti della banda (un televisore rubato e nascosto sotto il letto), ma soprattutto le tante inspiegabili contraddizioni del suo comportamento dei giorni prima, durante e dopo la rapina di Aguscello.
Da un punto di vista tecnico, la procura dovrà soppesare tutto questo e dire se sufficiente oppure no per portarla a processo. E chiudere uno dei più drammatici fatti di cronaca di questa città. —
Daniele Predieri
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