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BONDENO

Ordinò la morte della ex, ma non è punibile: assolto

Daniele Predieri
Ordinò la morte della ex, ma non è punibile: assolto

Mauro Fabbri, in cella per un primo tentato omicidio di Lucia Panigalli, incaricò dal carcere due killer, che svelarono il piano ai magistrati: per legge non è reato l’intenzione di uccidere

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BONDENO. Lucia Panigalli c’era, ieri pomeriggio, in aula a Bologna. Ma non ce l’ha fatta a restare, è scappata subito dopo la lettura della sentenza di assoluzione di Mauro Fabbri, l’ ex compagno che nel 2010 tentò di ucciderla (venne condannato a 8 anni e mezzo) e poi in carcere ordinò di ucciderla per non pagarle mezzo milione di danni, a due sicari.

Processo alle intenzioni

I giudici della prima sezione d’appello (presidente Zavatti) hanno assolto Mauro Fabbri, perchè il tentato omicidio, pensato, ipotizzato, progettato ma mai realizzato, e dunque senza riscontro, non può essere punibile: «non è previsto dalla legge come reato» recita il codice, o per dirla in modo gergale, non si può fare un processo alle intenzioni, tantomeno si può condannare qualcuno per questo. Assolto dunque Fabbri, e assolto anche uno dei due presunti sicari, bulgari, il giovane 24enne Stanev Radev, mentre il padre Dobrev (l’altro sicario) verrà processato a Ferrara prossimamente. Proprio lui, Dobrev, era accusato dalla procura di Ferrara di aver preso accordi con Fabbri, suo compagno di cella, per uccidere Lucia Panigalli in cambio di 25mila euro, una Renault Koleos e un trattore.

Un piano che lo stesso Dobrev svelò ai magistrati, prima che venisse attuato. Da quelle indagini venne deciso il processo, all’intenzione di uccidere: che i giudici bolognesi, come quelli di Ferrara, hanno ritenuto non essere punibile. E dire che ieri, in aula, il pg Giovannini aveva chiesto 8 anni e 8 mesi di condanna. Tutto cancellato. Come spiegano i difensori dei due imputati assolti (avvocati Bolgonesi, Rambaldi e Romani) « i giudici non potevano snaturare uno dei principi fondamentali del diritto», poichè l’intenzione di far qualcosa, di istigare qualcuno a farlo, in questo caso non è previsto dalla legge come reato.

Retroscena inquietante

Per questo motivo la corte è stata velocissima, nel decidere il verdetto, uscito nel tardo pomeriggio dopo la discussione finale: appena 15 minuti per cancellare anni di indagini di procura e carabinieri di Ferrara. I legali di Lucia Panigalli, parte civile al processo (Gallerani e Forlani) speravano in una lettura diversa: «Leggeremo la motivazione, valuteremo cosa fare».

Ma parallelo alla sentenza di assoluzione emerge un retroscena dalle carte della procura generale, «inquietante», una «cosa gravissima», commentano i legali di parte civile: Fabbri durante la detenzione del primo (materiale) tentato omicidio ha ottenuto uno sconto di pena di 225 giorni per «buona condotta», dal 17 ottobre 2015 al 17 aprile 2018: peccato che Dobrev il 16 ottobre 2015 si fosse presentato per denunciare Fabbri di averlo assoldato per uccidere la Panigalli. Dunque, com'è possibile che un magistrato decida un premio a un detenuto in carcere, che ordina un omicidio? Alla fine resta per Lucia Panigalli la paura «che accada l’irreparabile». O come ha sempre detto, che «lui torni a finire ciò che aveva lasciato in sospeso». —

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