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i consigli di federbio 

«È un sfida, occorre cambiare mentalità e puntare sulla filiera»

Andrea Tebaldi

La domanda di prodotto  biologico c’è anche nel nostro Paese ed è in crescita. Frutta  e ortaggi sono le punte  di diamante di questo settore 

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«La vera sfida dell’agricoltura biologica 3. 0 è quella di renderla sostenibile economicamente anche nelle zone in cui c’è un’agricoltura tradizionale di pianura molto consolidata».

A parlare è Paolo Carnemolla, presidente di Federbio che è intervenuto ad un convegno organizzato all’istituto Navarra dal titolo “Le prospettive delle coltivazioni biologiche, aspetti tecnici e di mercato”.

«La sfida del biologico – prosegue Carnemolla – prevede un cambio di mentalità, non è possibile farlo dall’oggi al domani, siamo l’unica forma di agricoltura sostenibile, servono forme di valorizzazione del prodotto sul mercato, non si può non ragionare di filiere, in diversi campi, ad esempio dallo zucchero al pomodoro, per citarne solo alcuni. Tutto va fatto – dice ancora Carnemolla – con la massima trasparenza, c’è proprio da lavorare sulla filiera perché non c’è biologico senza filiera. Oggi c’è ancora chi dice che il futuro sono gli Ogm e la chimica di sintesi mentre la realtà dell’Unione Europea sta andando in tutta un’altra direzione».

Di grande interesse l’intervento di Mauro Bruni, presidente di Aretè, sulle prospettive delle coltivazioni biologiche.

«La domanda di prodotto biologico c’è in Italia, in Europa e nel mondo. I consumi assoluti di biologico sul totale nel nostro Paese sono il 3%, per un valore totale del mercato bio prodotto in Italia sui 5 miliardi, tre in Italia e 1, 9 nell’export. Questo valore di 5 miliardi circa – ha detto ancora Bruni – è in crescita, per lo più stiamo parlando di frutta e ortaggi che da soli valgono il 50%». I dati sono chiari: «C’è un 3% di persone – ragiona Bruni – che consuma sempre e solo bio, cerca e vuole solo quello. C’è un 31% di persone che alterna bio e tradizionale, un 46% che ogni tanto compra bio e un 20% che raramente o mai compra bio. Il terreno fertile è tra quel 31% che principalmente acquista nella grande distribuzione e sceglie anche in base al prezzo. Sui prezzi e i costi per le imprese – prosegue Bruni – è difficile entrare perché variano tantissimo da azienda ad azienda ma un ruolo importantissimo lo svolgono i contributi per la riconversione. Oggi il consumatore guarda con attenzione il prodotto ma, se posso permettermi un consiglio, il biologico va fatto solo da aziende grandi, non da aziende piccole; una grande realtà ad esempio potrebbe sdoppiarsi avendo la possibilità di fare un’azienda bio mantenendo quella tradizionale». La Fondazione “Navarra”, organizzatrice dell’evento, a cui hanno preso parte, tra gli altri, anche il presidente Luigi Fenati e la dirigente scolastica del Vergani Navarra, Roberta Monti, ha l’azienda del Borgo le Aie di Gualdo, certificata come biologico. –

Andrea Tebaldi

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