Senza garanzia di trovare un'ambulanza
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sul problema del trasporto assistito
FERRARA. L’azienda milanese che si era fatta avanti per strutturare un servizio di trasporto in ambulanza per chi viene dimesso dall’ospedale Sant’Anna, l’unica che aveva risposto al bando, dovette rinunciare; non superò la levata di scudi degli operatori locali e la richiesta di approfondimenti da parte dell’azienda ospedaliera. Era l’estate di due anni fa, il progetto naufragò. Nessuna delle associazioni ferraresi che pure hanno contratti per le postazioni dei soccorsi d’emergenza e per i trasporti da una struttura sanitaria all’altra – quelle stesse che avevano osteggiato l’arrivo del concorrente – aveva scelto di partecipare, con la conseguenza di far sopravvivere un sistema scoordinato, che non vincola le aziende e dunque non offre garanzie agli utenti.
Un elenco con i contatti della decina di associazioni abilitate a svolgere il trasporto e le tariffe che hanno voluto rendere note (non tutte), ecco cosa vien dato a chi ha bisogno di un trasporto assistito. Non la certezza di trovare un’ambulanza, tantomeno di notte, come testimonia il caso della donna dimessa dal pronto soccorso ma costretta ad attendere l’indomani su una barella, denunciato giovedì dalla Nuova. L’unica associazione che dichiara di essere attiva h24 non rispose al telefono. Non prese la chiamata, si è poi giustificata, perché non aveva un mezzo disponibile, ché quello normalmente utilizzato era stato impiegato per un trasporto programmato Ferrara – Roma. Può accadere proprio perché non sono stabiliti servizi minimi garantiti né un minimo di coordinamento, ma non dovrebbe accadere.
Forse un’altra associazione avrebbe potuto raccogliere la richiesta e mandare un mezzo, anche se la tabella con gli orari non indica ulteriori enti disponibili dopo la mezzanotte. O forse in casi straordinari come quello c’è la possibilità di dirottare un’ambulanza della rete dei trasporti sanitari. Forse, o forse no, dato che chi ha l’appalto su Ferrara sembra non conoscere quell’accordo, mentre potrebbe essere meno complicato avere una risposta utile negli ospedali di Cento o di Lagosanto. Forse: sono eventualità emerse solo quando il caso è esploso sul giornale. Eventualità di cui la donna non poteva sapere e che probabilmente non conoscono neppure in pronto soccorso, visto che nessuno ha saputo offrire o suggerire un’alternativa migliore di una notte trascorsa in attesa su una barella.
Il servizio è evidentemente di natura sociale/assistenziale. A stretto rigore di termini non sarebbe di competenza ospedaliera, ma di quell’ambito che chiama in causa l’Ausl e i Comuni del territorio. Pure l’azienda universitaria si dice intenzionata a regolarlo finalmente a vantaggio dell’utenza, provando con un nuovo bando. Ce n’è bisogno.
Luca Traini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
