La Nuova Ferrara

Ferrara

crac aumento di capitale 

Processo Carife il primo verdetto Dopo quattro anni di indagini e udienze

Daniele Predieri
Processo Carife il primo verdetto Dopo quattro anni di indagini e udienze

La sentenza del tribunale è attesa per oggi pomeriggio Azzerati: giustizia contro le speculazioni di questa banca 

2 MINUTI DI LETTURA





Quattro anni e un paio di mesi per una sentenza, quella sul crac Carife legato all’aumento di capitale da 150 milioni di euro, portato a termine nel 2011, con un «gioco d’azzardo», per l’accusa, la procura di Ferrara. Dopo 4 anni tra indagini, interrogatori, udienza preliminare e una trentina di udienza del processo in tribunale, è arrivato oggi il giorno della verità. I giudici (Giacomelli, Migliorelli, Martinelli) dovranno valutare le richieste della procura (condanna per mezzo secolo di pena per gli ex dirigenti e amministratori) e delle difese degli 11 imputati rimasti, che sostengono non esservi stato nessun crac, nessun atto fraudolento e ostacolo alla vigilanza di BankItalia e Consob.

La verità alle ore 16

I giudici entreranno in camera di consiglio in mattinata e la sentenza - secondo le previsioni indicate - è fissata dopo le ore 16. Questa mattina ci saranno anche gli Azzerati Carife, un gruppo di loro tra le migliaia dei risparmiatori rimasti con carta straccia in mano (quella di azioni e obbligazioni), e degli oltre 2.500 costituiti parte civile al processo. Tra loro Milena Zaggia, sempre presente alle udienze che ieri, alla vigilia, ribadiva che «noi come parte civile crediamo in quello che abbiamo chiesto». Le condanne degli amministratori, certo, ma soprattutto rimborsi e la verità sul crac Carife: «Non sono un giudice - spiega - e al di là delle previsioni della vigilia, posso dire che la vicenda Carife, dal punto di vista processuale, è stata analizzata solo sull’ultimo periodo, e non nel lungo», riflette la Zaggia sul fatto che l’aumento di capitale è solo un piccolo pezzo del crac Carife, nato nel lontano 2007.

Sistema da cambiare

« Certo è - sottolinea la Zaggia - che questo processo conferma che il sistema bancario italiano non ha funzionato, che vi è di fatto uno Stato di non diritto: queste che i giudici debbono valutare sono le speculazioni di tutti gli istituti bancari, di un sistema che non ha saputo salvaguardare i propri risparmiatori, azionisti, obbligazionisti». Per questo motivo, i reati che i giudici debbono valutare fotografava queste speculazioni: falso in prospetto (nel documento d’acquisto azioni), aggiottaggio (false notizie ai risparmiatori), ostacolo alla vigilanza (i controlli di Bankitalia e Consob ) e bancarotta con le azioni scambiate tra banche amiche. —

Daniele Predieri

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google