Morirono due operai Tutti assolti per il crollo
Processo Ceramica S. Agostino: nessuna responsabilità per Manuzzi e tre tecnici Le vittime Leonardo Ansaloni e Nicola Cavicchi. Il papà: «L’hanno ucciso ancora»
SANT’AGOSTINO. Era l’ultimo processo per le tragedie del terremoto, per la morte di due operai sotto i capannoni della Ceramica Sant’Agostino, Nicola Cavicchi, che aveva 35 anni e Leonardo Ansaloni di 51 anni. Uccisi dal crollo di travi e pilastri dei luoghi in cui lavoravano nel turno di quella alba del 20 maggio 2012.
Un processo, tanti stop
Un processo che si è chiuso dpo quasi 7 anni, ieri, davanti al giudice Piera Tassoni che ha assolto i 4 imputati dalle accuse di omicidio colposo e violazioni delle norme di sicurezza negli ambienti di lavoro. Una sentenza giunta dopo diversi stop tecnici in un processo in cui erano sotto accusa l’imprenditore Ennio Manuzzi, titolare della “Ceramica”, i tecnici Andrea Govoni e Andrea Fipertani e Bruno Luigi Formigoni, nei vari ruoli di progettisti, direttori dei lavori e responsabile della sicurezza. Tutti giudicati con il rito abbreviato e dunque solo sulle carte processuali raccolte.
Il pm Ciro Alberto Savino aveva chiesto per loro una condanna a 4 mesi di reclusione, pena minima che tuttavia, se accolta, sarebbe dovuta diventare un altro precedente nella giurisprudenza delle tragedie del dopo terremoto, come del resto è accaduto per il processo Tecopress, nel quale titolare e responsabile sicurezza sono stati condannati per la morte di un operaio, Gerardo Cesaro.
Sentenze opposte
Invece in questo caso, pur se del tutto simili le vicende, i capi d’accusa, la costruzione giuridica dei reati da parte della procura, se in Tecopress vi fu condanna (giudice Giacomelli), qui per Ceramica è stata decisa l’assoluzione (giudice Tassoni). L’accusa aveva sostenuto che anche se nessuna norma di legge nella costruzione e progettazione dei capannoni Sant’Agostino fu violata, ai tecnici veniva contestata una colpa generica, non aver attuato misure di sicurezza maggiori rispetto a quelle richieste.
E soprattutto non aver messo in atto tutte le norme di sicurezza, dei luoghi di lavoro in caso di terremoto. L’udienza in cui il pm aveva presentato le sue richieste risale a quasi un anno fa. Poi rinvii e stop tecnici hanno dilatato i tempi della sentenza. Giunta ieri dopo le ultime arringhe difensive per i tecnici e quindi la decisione del giudice. Un processo lungo ed intricato dunque, dal punto di vista tecnico e soprattutto emotivo, per le famiglie degli operai morti che attraverso i propri legali (Anselmo, Neri e Micai) decisero di uscire dal processo come parti civili accogliendo la proposta di risarcimento: «Era pesante, per noi, affrontare un processo - spiegava all’epoca Laura Ansaloni, sorella di Leonardo - Una ferita che continua a riaprirsi», spiegando che uscire dal processo per loro non voleva dire interromperlo, in attesa che la legge facesse il proprio corso.
tragedia ancorA viva
Una tragedia fatta di tanto dolore, ancora viva per la moglie di una vittima, Gloria Ansaloni, la vedova di Leonardo che anche anni dopo diceva: «Tranquillità per noi è una parola che non esiste». Un dolore mai sopito, anche quello di Bruno Cavicchi, papà di Nicola: «Dopo tanti anni non ho più niente da perdere – l’amaro commento –. Ho già perso un figlio e direi che questa sentenza mi lascia dentro tanta tristezza: è come se mi avessero ammazzato Nicola una seconda volta». —
D.P.
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