Risparmiatori furono ingannati Ma ora l’indagine sul vero crac
La prima sentenza sui buchi di Carife conferma le false informazioni a chi comprò azioni. Procura e finanza adesso chiudono la maxi inchiesta
Delusi i risparmiatori, gli Azzerati di Carife, sottoscrittori delle azioni di aumento di capitale; delusissimi gli inquirenti che in questi 4 anni hanno indagato sul crac Carife legato alla raccolta dei 150 milioni, nel 2011, che avrebbero dovuto risollevare la Carife ma che rappresentarono l’inizio della fine. «I giudici dovranno spiegare perchè hanno negato un saccheggio sistematico che c’è stato», spiega uno di loro. La sentenza del tribunale ha ridimensionato completamente lo scenario delle accuse: e comunque i giudici hanno confermato che l’aumento di capitale è stato realizzato ingannando i sottoscrittori, dando loro false informazioni, stesse omissioni di comunicazioni ai controllori Banca Italia e Consob. Da qui le condanne per Sergio Lenzi e Daniele Forin, ex vertici per il falso in prospetto, aggiotaggio e ostacolo ala vigilanza: ma è possibile che solo loro abbiano responsabilità in una operazione illecita di questa portata? Alla domanda dovranno rispondere i giudici (Giacomelli, Migliorelli e Martinelli) tra 90 giorni quando depositeranno le motivazioni. Dovranno anche soffermarsi sul perchè hanno deciso di cancellare la bancarotta ipotizzata (lo scambio di azioni tra banche amiche), vista l’assoluzione per il “ fatto non sussiste”. Resta, come le stesse difese hanno ricordato al processo, che se di bancarotta si deve parlare, lo si deve fare in un lungo periodo, dal 2007, quando iniziò il dissesto. È ciò che procura e Finanza stanno cercando di fare con l’inchiesta sul crac 2007-2013, ormai conclusa, per cui si attende da parte dei magistrati la selezione di indagati e accuse. Valutazioni che non potranno non considerare questo primo verdetto, la prima verità su Carife. —
D.P.
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