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ceramica di sant’agostino 

I familiari dopo le assoluzioni «Tanto dolore e amarezza»

Samuele Govoni
I familiari dopo le assoluzioni «Tanto dolore e amarezza»

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sant’agostino. L’assoluzione di Ennio Manuzzi e dei tre tecnici per il crollo dei capannoni della Ceramica Sant’Agostino durante il terremoto, tragedia in cui persero la vita gli operai Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, pesa come un macigno sulle spalle dei familiari delle vittime. Per la morte dei due lavoratori, uccisi dal crollo di travi e pilastri durante il turno di notte del 20 maggio 2012, non ci sono colpevoli. E questo fa male. Bruno Cavicchi, padre di Nicola, morto a 35 anni, alla fine di un processo durato quasi sette anni, ha commentato: «Così è come se lo avessero ammazzato una seconda volta».

le reazioni

Laura Ansaloni, sorella di Leonardo, pilastro del comitato Emilia vite scosse, nato in primis per non dimenticare le vittime del sisma ma anche per cercare di vigilare sulla sicurezza, ci mette un po’ a trovare le parole “giuste”. «Ci sono rimasta molto male e sto cercando di razionalizzare. Non vogliamo - afferma - trovare un colpevole a tutti i costi, è chiaro, ma sentirsi dire, dopo quasi sette anni, che tutti sono stati assolti... beh questo è stato forte e difficile da mandare giù». I familiari ora aspetteranno di conoscere le motivazioni che hanno portato il giudice Piera Tassoni ad assolvere i quattro imputati. «Quando leggeremo le carte forse ci metteremo il cuore in pace ma ora non è possibile. Parlo da sorella - continua Laura Ansaloni - e mi chiedo: possibile che nessuno sia responsabile della morte di mio fratello e di Nicola? È dura da mandare giù». Per la Tecopress di Dosso, fabbrica nella quale la stessa notte morì l’operaio Gerardo Cesaro, le condanne ci sono state. «I processi erano andati avanti quasi di pari passo e forse ci siamo illusi. Vedremo - conclude - per ora c’è tanta amarezza e perplessità».

Gloria Cremonini, vedova di Leonardo Ansaloni, invece se lo aspettava. «Me lo sentivo che sarebbe finita così, non mi sono mai illusa. Sono stati anni di patimenti e speranze ma alla fine... Però non posso lasciarmi andare a cedimenti, i miei figli hanno bisogno di me». —

Samuele Govoni

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