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La forza del pallone E tra i detenuti cadono le barriere

M. Puli.

Al carcere dell’Arginone si allenano in 31 Presto partite contro formazioni provinciali  

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l’iniziativa

Coraggio. Anche il calcio, il tanto vituperato calcio, il calcio i cui tifosi arrivano a picchiarsi selvaggiamente, quando non a compiere atti ancora più gravi, ebbene questo calcio sa riscattarsi. Se è così, insomma, c’è speranza quasi per tutti. Ma per trovare questo modo di riabilitarsi, stavolta, lo sport ha bisogno di uno “stadio” del tutto particolare: un carcere.

Accade nel penitenziario ferrarese dell’Arginone, dove grazie alla collaborazione di una società storica del calcio dilettantistico estense, l’Acli San Luca/San Giorgio, trentuno detenuti hanno iniziato ad allenarsi nel campetto interno al penitenziario agli ordini di un allenatore professionista.

Tra l’altro non si esclude che presto, come ha sottolineato la comandante della Polizia penitenziaria, Annalisa Gadaleta, «potranno giocare partite contro altre squadre che, se la normativa ci verrà incontro, potranno accedere al campo del carcere». Simone Merli, assessore allo sport, ha aperto i lavori tracciando le linee guida di un progetto che sta appassionando gli stessi dirigenti della polizia penitenziaria. Un grazie sentito è poi stato rivolto alla famiglia Colombarini, proprietaria della Spal, che ancora una volta «ha saputo coniugare – ha aggiunto la Gadaleta – etica e sport in maniera egregia».

Al momento vengono svolti due allenamenti alla settimana, martedì e giovedì, e si può ben immaginare cosa voglia dire tutto ciò per chi è pur sempre rinchiuso in un carcere. La scelta del gioco del calcio è stata dettata dal fatto che questo sport (così come la musica, e poche altre cose al mondo) accomuna ed appassiona tantissime persone, aiutandone la integrazione. —

M. Puli.

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