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la protesta 

Casa della Patria, la grana Tari «Saremo costretti a lasciare»

D.B.
Casa della Patria, la grana Tari «Saremo costretti a lasciare»

A tutte le associazioni combattentistiche e storiche con sede in corso Giovecca sono arrivati 5 anni di arretrati «L’accordo risaliva al 1979»

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E niente, per la Casa della Patria non c’è pace. Dopo le tante polemiche legate all’annuncio (decisione poi modificata da parte dell’amministrazione comunale) del trasferimento del Museo del Risorgimento e della Resistenza nella sede delle associazioni storiche di corso Giovecca (con conseguente spostamento di alcune di queste), ecco arrivare una nuova grana sulla Tari.

il caso

Facciamo un passo indietro: attualmente all’interno della Casa della Patria (in parte ancora chiusa a causa del terremoto) ci sono 12 associazioni con oltre 2.000 soci. L’immobile è stato donato dalla famiglia di Pico Cavalieri (a cui è stato intitolato) con precise disposizioni perché venisse utilizzato come sede di associazioni d’Arma, combattentistiche e storiche. Inoltre, dal lontano 1979 è in vigore un accordo con il Comune di Ferrara secondo cui la tariffa dei rifiuti non è in vigore nell’ampio spazio dedicato a biblioteca, considerato un bene a disposizione di tutti. Ebbene, qualche tempo fa nelle sedi delle varie associazioni è arrivata la comunicazione del pagamento della Tari dal 2013 al 2017, addirittura con avviso di accertamento per infedele denuncia. Alla base di questa variazione ci sarebbero le diverse metrature per cui vale la tassa, con associazioni che si trovano a dover pagare per spazi più del doppio rispetto a quanto era stato in vigore finora.

la protesta

La più danneggiata è l’Associazione reduci e combattenti, che alle spese correnti si sono visti arrivare arretrati di 750 euro l’anno. Ora è stata fatta la richiesta di esercizio dell’autotutela all’ufficio Tari, «poi ci siamo subito attivati - spiega uno dei componenti dell’Associazione famiglie e dispersi - per recuperare l’accordo stipulato nel ’79. Ma tutto questo è a dir poco assurdo, è vero che per noi si tratta di poco più di 300 euro l’anno, ma i nostri soci versano una quota annuale di 10 euro e non possiamo certo chiedere di più. Si tenga presente che ci troviamo poche volte l’anno, manco consumiamo riscaldamento, figuriamoci i rifiuti. Se il Comune non farà un passo indietro ci vedremo costretti a lasciare la Casa della Patria: considerando che abbiamo dato tutto il nostro materiale all’Archivio di Stato, per vederci basta un qualsiasi bar. Peccato, perché in tanti anni le nostre associazioni hanno sempre dato ampia disponibilità, organizzando eventi pubblici, partecipando a commemorazioni pubbliche e iniziative culturali, senza ricevere mai un euro di contributo dal Comune...». —

D.B.

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