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Ferrara senza più barriere? «Non sogni, ma atto di civiltà»

Emanuela De Domenico
Ferrara senza più barriere? «Non sogni, ma atto di civiltà»

Fausto Bertoncelli e Carlos Dana raccontano i miglioramenti effettuati dal 1992 Oggi la tecnologia consente di svolgere lavori di abbattimento di altissima qualità

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Oltre 4. 000 schede prestazionali che descrivono con dovizia di particolari criticità, interventi possibili, obiettivi da raggiungere e importi, in modo da capire che tipo di programma mettere in piedi per rendere il centro storico di Ferrara accessibile anche a disabili, anziani e persone con fragilità e altri disagi.

Il piano

Il piano di accessibilità urbana, che prevede una serie di capillari rilevazioni, in particolare del centro storico, ha concluso il primo iter ed il lavoro effettuato dallo studio dell’architetto Stefano Maurizio e del designer Leris Fantini ha permesso di individuare, assieme al comitato ferrarese area disabili, le strade indicate come di particolare interesse. L’assessore Aldo Modonesi si è detto molto soddisfatto: «Da ottobre – ha detto Modonesi – abbiamo intrapreso questo studio di rilevazione e finalmente possiamo presentare i primi risultati, l’analisi verrà estesa anche alle zone fuori le mura anche se per adesso ci siamo concentrati sul centro storico; questo strumento darà piena organicità e farà da guida al processo di’interventi per sensibilizzare su questo argomento». Ma vediamo quali sono le complessità analizzate anche da coloro che ogni giorno affrontano una città che spesso li mette davanti a veri ostacoli.

veri ostacoli

Fausto Bertoncelli: «Anche pochi centimetri – spiega Bertoncelli – nella manutenzione di un marciapiede o di un palo della luce sono importanti, le schede tecniche prodotte rendono perfettamente l’idea di come fare la segnaletica, sistemare strade, parcheggi o posizionare cassonetti; per questo ci siamo incontrati anche con l’ufficio lavori pubblici, in modo da trovare soluzioni pratiche da adottare in caso di manutenzione o rifacimento delle strade». Carlos Dana ha posto l’accento, invecem su una cosa molto importante: «L’abbattimento delle barriere architettoniche non è solo un atto dovuto – ha ricordato Dana – ma anche segno di grande civiltà: e fateci caso, in città negli ultimi anni ci sono più disabili, più anziani; la realtà è che non sono aumentati i disabili, ma c’è un miglioramento dei servizi che sono stati adeguati e hanno reso il centro più vivibile».

se ne parla dal 1992

Il primo piano di eliminazione delle barriere architettoniche, strumento in grado di monitorare, progettare e pianificare interventi finalizzati al raggiungimento di una soglia ottimale di fruibilità degli spazi urbani per tutti i cittadini, introdotto dalla Legge 41 del 1986, a Ferrara risale al 1992, ma come ha sottolineato Bertoncelli, «è sempre solo stato cartaceo, per questo andava aggiornato». Adesso lo strumento è sofisticato, il software utilizzato può incamerare ed incrociare una serie di dati dettagliati che semplificano il compito a chi dovrà mettere le azioni sul campo.

la tecnologia

«La tecnologia ci consente ormai di fare lavori certosini – ha spiegato Fantini – siamo capaci di censire ogni piccola criticità sul territorio, la vecchia cartografia è superata, adesso operiamo esclusivamente su iPad, dobbiamo camminare, guardare con attenzione e completare i sopralluoghi». Il software prevede che si possa seguire l’iter della criticità oltre a stimare i costi degli interventi, mentre il materiale verrà messo a disposizione degli uffici tecnici che, attraverso la manutenzione, potranno intervenire e rimuovere il problema. Il programma consente anche la ricerca per parola chiave, per strada, per intervento, e, a lavoro effettuato, chiudere la scheda. —

Emanuela De Domenico

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