Ferrara rivuole i reperti «Nessuno tocchi il Museo»
Il duro sfogo del sindaco Fabbri: gli accordi erano diversi, così non ci stiamo Al centro del caso due preziosi crateri diventati il simbolo della storia di Spina
comacchio. «Vogliono portare via quella che da tanti è l’immagine di questo Museo. Vogliono privare Comacchio di due reperti importati per noi e che a Ferrara, dove dovrebbe tornare, non troverebbero invece il gusto spazio. Ma la cosa più grave è che lo vogliono fare senza che vi sia un motivo valido ed è per questo che con forza diciamo no e questa volta ci opporremo con ogni mezzo possibile».
Il sindaco Marco Fabbri è quanto mai determinato: «Il 4 marzo, nonostante le nostre reiterate richieste di deposito permanente, scadrà il termine del prestito dei due reperti che sono divenuti il simbolo del Museo Delta Antico: il cratere monumentale recante scene della Guerra di Troia, che si staglia nella sezione di Spina dedicata al Simposio e il raffinato cratere che ritrae Teseo che sconfigge il Minotauro, emblema assoluto dello straordinario simbolismo che connota la ceramica attica. Nei prossimi giorni comunicheremo le iniziative di mobilitazione che verranno messe in atto qualora il Polo Museale dell’Emilia Romagna non desistesse dal suo infausto proposito». Insomma, il primo cittadino chiama tutti a raccolta per difendere quello che è diventato un punto di riferimento fondamentale per il territorio.
i fatti
«Questi reperti per un volere incomprensibile, insensibile ed inaccettabile di alcuni funzionari e di qualche dirigente del Polo Museale dell’Emilia Romagna, fra pochi giorni dovrebbero lasciare per sempre il Museo».
Ma cosa è successo? Il Comitato Scientifico che dal 2012 al 2016 ha sviluppato il progetto di allestimento del Museo Delta Antico ed è stato costantemente coordinato dall’allora Soprintendenza archeologia dell’Emilia Romagna. L’elenco dei reperti da esporre, da cui sono derivate significative ed onerose scelte architettoniche, è stato concordato con il direttore del Museo Nazionale di Ferrara, nei cui depositi erano custoditi i reperti destinati a Comacchio, fra i quali i due crateri oggetto di contesa. L’avvento della riforma del Ministero per i Beni Culturali, la nascita del Polo Museale e l’avvicendamento nella direzione del Museo di Ferrara, hanno cambiato le carte in tavola, sicché, a soli due giorni dalla conferenza dei servizi conclusiva dell’iter progettuale del museo, il Comune di Comacchio apprendeva che un apparato di quello stesso Ministero, che aveva suggerito di sviluppare un preciso progetto espositivo che prevedeva la centralità dei due crateri monumentali in menzione, aveva drasticamente mutato idea.
«Su nostra forte ed immediata sollecitazione il parere contrario al deposito si è trasformato nel prestito temporaneo di imminente scadenza, un prestito che si configura quale “gentile e graziosa concessione” e adesso devono tornare indietro.
i l disagio
La sottrazione dei crateri, come prospettato dal Polo Museale dell’Emilia Romagna, «ci imporrebbe di rivedere lo sviluppo narrativo del museo, di ristampare la guida, di aggiornare gli apparati didascalici e quelli multimediali e didattici, sostenendone i relativi costi». «Nei prossimi giorni comunicheremo le iniziative di mobilitazione che verranno messe in atto qualora il Polo Museale dell’Emilia Romagna non desistesse dal suo infausto proposito». —
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