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Il sindaco “apre” Boldini «La città sceglierà il futuro»

Marcello Pulidori
Il sindaco “apre” Boldini «La città sceglierà il futuro»

Per l’ultima inaugurazione Tagliani pone l’alternativa tra grandi mostre o altre vie Testamento culturale del primo cittadino: il nome di Ferrara ha girato nel mondo

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Sarebbe piaciuto proprio a Giovanni Boldini. Il sindaco Tiziano Tagliani, nell’inaugurare la splendida mostra dedicata al grande maestro ferrarese e ospitata a Palazzo Diamanti, ha utilizzato i modi propri del Boldini, almeno artisticamente. Un intervento brillante ed entusiasta, quello del primo cittadino, come i colori della Belle Epoque, di cui Boldini fu per gran parte della sua vita il paradigma, apprezzato oratore nei salotti più ambiti di Parigi, i quali non solo assecondavano la sua vocazione alla mondanità ma di lui esaltavano la cultura eclettica, la stessa di cui era intrisa, almeno a Parigi, quella seconda metà dell’Ottocento. Delusi tutti coloro che si attendevano un Tagliani polemico, “cattivo”. «Abbiamo avuto delle grandissime professionalità – ha esordito Tagliani riferendosi a Palazzo dei Diamanti – e con questa mostra su Giovanni Boldini rendiamo il giusto riconoscimento a questo artista che seppe unire la sua pittura e la moda, i suoi ritratti con il fervore dell’arte di quel periodo. Con le mostre, tante, – ha proseguito Tagliani, volando alto, – organizzate a Palazzo Diamanti, il nome di Ferrara ha girato il mondo. Ora – e questo potrebbe forse essere letto come l’unico riferimento politico del Tagliani più istituzionale – sarà la città a dover decidere se proseguire su questa strada, quella delle grandi mostre e della promozione di Ferrara, o se invece preferire altre vie». Come dire, da amministratore coscienzioso: abbiamo ereditato questa straordinaria città da chi ci ha preceduti, abbiamo cercato di migliorarla ancora di più per chi verrà in futuro.

Davanti alle autorità cittadine, Tagliani firma così un testamento culturale di alto profilo, senza prestarsi alle (pretestuose) polemiche degli ultimi giorni che con l’arte autentica hanno avuto anche ben poco a che fare. L’arte, appunto. Non altre faccende. —



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