Morì folgorato sul lavoro Ricostruzioni divergenti
PONTEMAODINO. Per la difesa Claudio Bucci, 29 anni, morto folgorato nel febbraio del 2015 mentre scaricava letame in un terreno dell’azienda agricola Oasi, è rimasto vittima di una fatale disattenzione. Il rimorchio del suo camion era rimasto incastrato tra i fili dell’alta tensione e Bucci, una volta sceso dal mezzo per controllare cosa fosse successo, commise l’imprudenza di risalire a bordo e azionare la leva per abbassare il cassone, rimanendo ucciso da una scarica partita dal camion che si era caricato elettricamente.
Per l’accusa invece il giovane autotrasportatore non era consapevole del pericolo. Quel giorno aveva piovuto, e il camion era rimasto impantanato nel terreno. Il mezzo era stato così trainato da un trattore, con il cassone alzato, e durante il trasporto era rimasto impigliato nei fili. Ma di questo Bucci non si sarebbe accorto, e sarebbe risalito a bordo ignaro del pericolo. Su queste due ricostruzioni si scontrano accusa e difesa al processo che vede imputati a vario titolo per omicidio colposo e per non aver rispettato le norme sulla sicurezza sul lavoro, il proprietario del campo, Antonio Garbin di Chioggia, il datore di lavoro Fabio Zanetti, di Bertinoro e Paolo Sturaro, di Chioggia, il lavoratore che aveva aiutato la vittima. Nessun rilievo è stato mosso all’Enel, risultando le strutture a norma.
Bucci, residente a Fratta Terme, in provincia di Forlì-Cesena e padre di un bambino che all’epoca aveva cinque anni, era morto nonostante ripetuti tentativi di rianimazione. I familiari si sono costituiti parte civile con l’avvocato Renato Cappelli. Ieri sono stati ascoltati i testimoni dell’accusa tra coloro che assistettero alla tragedia, gli inquirenti e il medico legale. Il processo proseguirà a maggio con i consulenti di parte, a ottobre le difese, l’eventuale esame degli imputati e la sentenza. —
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